Tratta schiave, la Regione: «Il programma rischia di chiudere». Il video

La Redazione

Negli anni "Città invisibili" ha soccorso prostitute e soggetti dediti all’accattonaggio. L'assessore Guglielmo Minervini: «Si trattava di poco più di 4 milioni di euro»

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Allarme per il rischio di abolizione del programma “Città invisibili” per le vittime di tratta.

Lo ha denunciato l’assessore alla Trasparenza e politiche giovanili, Guglielmo Minervini, ieri mattina nella conferenza stampa di presentazione dei risultati della settima annualità del progetto. “Città invisibili” prevede l’attività di unità di strada nei luoghi dove è più alta la concentrazione di prostitute, soggetti dediti all’accattonaggio, o più in generale vittime di tratta.

«Abbiamo la consuetudine – ha spiegato Minervini – di fornire un aggiornamento continuo sulla tratta di esseri umani, che sono colpiti con il triplice scopo della prostituzione, dell’accattonaggio o dello sfruttamento lavorativo. Recentemente la cronaca nera se n’è occupata, mettendo in luce una filiera dello sfruttamento compiuto dall’economia criminale per l’accattonaggio. Siamo di fronte all’evoluzione e al cambiamento dei fenomeni che stanno letteralmente esplodendo perché sulla strada si moltiplicano le presenze di donne gestite da criminali che usano con intelligenza le loro risorse umane.

La presenza sulle strade di prostitute raddoppia, con il saldarsi di gruppi criminali dell’est Europa e nonostante l’insopportabile inquietudine che proviene dai racconti delle vittime, si assiste allo smantellamento delle politiche pubbliche di riduzione del danno, la chiusura dell’ufficio tratta nazionale, la smobilitazione di “Città invisibili” il cui progetto finisce il prossimo 31 dicembre con una vaga promessa di proroga per 6 mesi».

La legge di stabilità del governo Renzi non prevede fondi per il suo continuamente. «Eppure – ha commentato Minervini – per tutta Italia si trattava di poco più di 4 milioni di euro e in Puglia la spesa totale cofinanziata dalla Regione si aggira sui 250mila euro».

Un taglio di piccole cifre, su cui Minervini innesca una polemica con il suo concittadino Antonio Azzollini, ex sindaco di Molfetta e presidente della commissione Bilancio del Senato. All’assessore regionale non sfugge la presenza, nella stessa legge finanziaria, di 10 milioni di euro per il porto di Molfetta, un’opera finita sotto inchiesta.

«Faremo una battaglia politica per reperire risorse a tutti i livelli», promette.

Con Minervini c’erano Ilaria Chiapperino della cooperativa Oasi 2, Maria Genchi della cooperativa Caps e Vito Mariella, dell’associazione Micaela. Altra associazione che si occupa della tratta è la Giraffa.

« Abbiamo avuto 187 nuovi contatti nel 2014 nella zona tra Bari e Taranto, raddoppiati rispetto al 2013  – ha spiegato Mariella -, moltissime dell’est europeo ».
«Sulla ex statale 98, ora provinciale 231 la novità è rappresentata dalle colombiane, che contano sulla loro avvenenza e su un grande turn over» ha aggiunto la Chiapperino.

Terribili i racconti di violenza e umiliazione riscontrati. In 37 hanno fatto ricorso ai sistemi di accoglienza per sfuggire alla tratta e quotidiani sono gli interventi di accompagnamento nelle strutture sanitarie, ad esempio per malattie sessualmente trasmissibili e per Ivg.
 

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