Olivicoltori in rivolta a Bari: «Dov’è Giorgia Meloni?». Pronti a portare la protesta a Roma

La delegazione dei manifestanti dal Prefetto

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Il prezzo dell’olio scende, le giacenze si accumulano e i conti delle aziende diventano sempre più difficili da sostenere. È dentro questa contraddizione, tra un prodotto che perde valore sul mercato e costi di produzione che continuano a pesare sui bilanci, che si misura la protesta dell’olivicoltura pugliese. Quasi duemila produttori hanno raggiunto piazza Prefettura, a Bari, per chiedere al governo di riconoscere la gravità della crisi e intervenire prima che le difficoltà economiche si traducano nella chiusura di imprese e frantoi.

La contestazione ha un bersaglio preciso, le istituzioni nazionali, chiamate in causa con domande che diventano slogan: «Dov’è la politica? Dov’è Giorgia Meloni?». Sui cartelli e negli interventi dal palco si intrecciano la richiesta di misure immediate, la denuncia della concorrenza delle importazioni e la preoccupazione per il futuro di un settore che in Puglia rappresenta una componente essenziale dell’economia agricola. «Non chiediamo elemosina, chiediamo dignità», è la rivendicazione che sintetizza la giornata.

A pesare è soprattutto la forbice tra i prezzi riconosciuti ai produttori e le spese necessarie per portare il raccolto sul mercato. Secondo quanto denunciato dai manifestanti, le quotazioni dell’olio pugliese, che a maggio arrivavano a circa sette euro al chilo, sono scese fino a quattro euro. Nel mirino finiscono le quantità di olio provenienti dai Paesi extra Ue, considerate dagli operatori un fattore di pressione sui prezzi, insieme alle difficoltà di garantire trasparenza sull’origine del prodotto commercializzato.

Dal palco Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia, richiama l’attenzione sulle importazioni e sull’urgenza di evitare che la crisi si scarichi interamente sulla produzione nazionale. La richiesta è quella di controlli più incisivi lungo la filiera, capaci di contrastare le frodi e rendere effettivamente riconoscibile la provenienza dell’olio. Una questione che riguarda la tutela dei consumatori, ma anche la possibilità per le aziende agricole di competere senza essere schiacciate da dinamiche di mercato che giudicano insostenibili.

Le richieste

La piattaforma presentata da Orgoglio Olivicolo punta anzitutto al riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo e, più in generale, dell’agricoltura. Tra gli interventi richiesti figurano la sospensione dei contributi previdenziali e delle scadenze di mutui e cambiali agrarie, misure finanziarie per sostenere i frantoi e strumenti di ritiro e stoccaggio del nuovo olio, previsti dalla normativa comunitaria, per contribuire a sostenere i prezzi alla produzione.

Gli operatori chiedono inoltre un piano straordinario nazionale di controlli antifrode e un sistema di tracciabilità più efficace. In questo quadro si inserisce anche la contestazione del progetto relativo al Documento elettronico di accompagnamento olivicolo (Dao), così come prospettato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: per Orgoglio Olivicolo, la soluzione annunciata non risponderebbe alle esigenze della filiera.

La dimensione della posta in gioco è quella richiamata da Francesco Losito, portavoce del comitato, che indica in 16mila le imprese olivicole pugliesi, 720 i frantoi e 60 milioni gli alberi di ulivo presenti sul territorio regionale. Secondo le stime citate dai promotori della protesta, sono a rischio 30mila posti di lavoro. Numeri che spiegano perché la mobilitazione non si esaurisca nella richiesta di un sostegno economico, ma investa la tenuta di un sistema produttivo diffuso, fatto di aziende agricole, cooperative e strutture di trasformazione.

La delegazione dei manifestanti dal Prefetto

Una delegazione è stata ricevuta dalla prefetta di Bari, Rosanna Riflesso, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli. Al termine dell’incontro, Losito ha riferito che la prefetta si è impegnata a portare le richieste del comitato all’attenzione del governo, affinché siano discusse e valutate nella conferenza Stato-Regioni prevista per giovedì 15 ottobre.

È questa, adesso, la scadenza indicata dagli olivicoltori. Non una conclusione della vertenza, ma un passaggio dal quale si attendono risposte concrete. «Il tempo a disposizione è quasi scaduto», avverte Losito. E ancora: «Da quelle persone arriva un appello accorato alle istituzioni: muovetevi!».

La protesta, dunque, resta aperta. Se dalla conferenza non dovessero arrivare segnali giudicati sufficienti, Orgoglio Olivicolo intende organizzare una manifestazione nazionale a Roma. Il portavoce lega la richiesta di risorse pubbliche alla necessità di salvaguardare le imprese, contrapponendola alle spese per gli armamenti: «Del riarmo non ce ne importa nulla», afferma, chiedendo al governo di destinare risorse al sostegno delle aziende in difficoltà.

La giornata di Bari si chiude così con un impegno istituzionale e una scadenza ravvicinata, ma senza risposte definitive sulle misure da adottare. La conferenza Stato-Regioni dirà se alle richieste della piazza seguiranno provvedimenti oppure se la vertenza si sposterà nella capitale. Gli olivicoltori, intanto, hanno già indicato la direzione: non intendono archiviare la mobilitazione senza risultati.

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