Strage dei treni, il giorno della Cassazione: dieci anni di dolore in cerca di una verità definitiva

Oggi la camera di consiglio degli ermellini che potrebbe chiudere definitivamente il processo

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Sulla tragedia dei treni tra Andria e Corato si apre oggi l’ultimo atto della giustizia. A oltre dieci anni dall’impatto devastante che il 12 luglio 2016 devastò la tratta Bari-Barletta provocando ventitré morti e cinquantuno feriti, i giudici della Quarta Sezione penale della Corte di Cassazione si riuniscono in camera di consiglio a Piazza Cavour per esaminare i ricorsi contro la sentenza di secondo grado. Un verdetto atteso con comprensibile apprensione dai familiari delle vittime, chiamato a stabilire se la vicenda giudiziaria possa dirsi chiusa o se richieda un ulteriore passaggio.

Sul tavolo degli ermellini ci sono istanze di segno diametralmente opposto. Da un lato il ricorso della Procura generale di Bari, che punta a riaprire la questione delle responsabilità organizzative e gestionali contestando le quattordici assoluzioni finora pronunciate a favore dei vertici di Ferrotramviaria e dei dirigenti dell’infrastruttura. Dall’altro, i ricorsi delle difese degli unici due imputati condannati nei primi due gradi di merito: il capostazione di Andria Vito Piccarreta e il capotreno Nicola Lorizzo (pene ricalibrate in appello a sei anni e tre mesi per il primo e sei anni e nove mesi per il secondo).

Trattandosi di un giudizio di pura legittimità, la Suprema Corte non riaprirà l’istruttoria dibattimentale né riconsidererà i fatti della mattinata del luglio 2016. Il compito del collegio sarà unicamente quello di verificare la tenuta logica e giuridica delle motivazioni della Corte d’Appello di Bari, valutando se la decisione di circoscrivere la responsabilità penale alla sola filiera esecutiva e all’errore umano nell’uso del blocco telefonico risponda ai criteri di legge.

L’esito dell’udienza odierna potrà così confermare in via definitiva il quadro tracciato dai giudici di merito oppure disporre l’annullamento della sentenza con rinvio a una nuova sezione d’appello, segnando un momento decisivo per una delle pagine più dolorose della storia recente della Puglia e del trasporto ferroviario italiano.

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