Tutta un’altra Nora

Antonella Ardito

Casa di Bambola riveduta e corretta da Leo Muscato

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Si apre con un segno forte dei nostri tempi la Stagione di Prosa del Teatro Piccinni.
Ieri (e fino a domenica) il palco del politeama barese sarà calcato dalla Nora-Lunetta in una interpretazione nuova  di Casa di Bambola, in esclusiva nazionale.
Il dramma ibseniano, sospeso tra pazzia e ribellione, datato 1879, che provocò lo sdegno della borghesia mittleuropea, continua nella riscrittura del giovane Leo Muscato, a destare non polemiche ma una forma di riflessione.
Il regista pugliese, che conta per la Leart una prima riscrittura di Romeo e Giulietta, tradisce  l’autore, dandogli così nuova vita: “Il testo è epurato di tutti gli ottocentismi e della letterarietà, di quel termine lodoletta (che nei paesi scandinavi equivale a pazzerella) che Ibsen utilizza fino allo sfinimento.” Casa di Bambola, L’Altra Nora, racconta una storia di oggi “anche perché ho cercato di capire come Ibsen avrebbe scritto il testo oggi. I puristi diranno che Ibsen non avrebbe fatto così ma cambia anche la chiave di lettura del nostro tempo.”

Muscato porta sulla scena  Nora e altri quattro cooprotagonisti, il Marito, L’Amica, lo Strozzino e il Dottore.
Non ci sono nomi, non c’è una collocazione spazio temporale precisa, c’è una sovrapposizione di piani in una sorta di montaggio parallelo: di certo c’è una vigilia di Natale dove Nora (Lunetta Savino) vestita di rosso “fa la matta” scartando i regali da lei stessa comprati di fronte al Marito (Paolo Bessegato) che bacia e abbraccia di continuo, in una sorta di isterismo affettivo; accoglie la sua amica (Carlina Torta) e le racconta la storia di debiti e di malattia che l’hanno costretta a chiedere aiuto allo Strozzino (Salvatore Landolina).
Nora entra in crisi totale quando lo Strozzino decide di ricattare il Marito, che da avvocato è diventato uomo politico e al quale chiede di dargli l’appalto “per una impresa di pulizia”.
Per intercessione dell’Amica, lo Strozzino tralascia questo proposito ma è ormai troppo tardi, perché il Marito ha scoperto l’imbroglio fatto da Nora durante la sua malattia.
Riesce a salvarla dal suicidio, ma non può far nulla contro la decisione di Nora che abbandona la casa.

Nella versione originale Nora sbatte il portone e viene assunta a icona del femminismo di inizio ‘900.
Leo Muscato invece tratteggia una Nora alla ricerca di qualcosa in più: la vediamo risalire le scale, forse per andare al piano superiore dove c’è quel Dottore (Ruggero Dondi) amico di famiglia ormai in fin di vita che le ha fatto capire di amarla davvero, nonostante la sua imprescindibile pazzia.
Nora diventa pazza perché oppressa, ma è lucidissima nella sua decisione.
C’è da interrogarsi in quante (casalinghe, mogli di malavitosi, donne tradite) farebbero una cosa del genere oggi, senza pensare a “quello che dice la gente”. Ancora oggi molte restano mute, Nora-Lunetta invece dice di no.

Oggi la Savino e la compagnia di Casa di Bambola saranno nell’Aula II della Facoltà di lettere e Filosofia alle 17 per inaugurare le Conversazioni dopo la Prima: un momento interessante per scoprire il lavoro di due mesi fatto nel Teatro Storico di Montelupone, piccolo paese delle Marche e il lavoro sul testo, duro e appassionante fatto da Muscato.
Ieri il pubblico della prima ha accolto tiepidamente la riscrittura, ma Lunetta Savino spera vivamente che la sua popolarità  faccia capire alla gente che dietro un clichè televisivo c’è molto di più e che naturalmente “si avvicini al teatro”.
Quella gente che tutti i giorni è sull’orlo della pazzia.

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