Jennifer-Gennaro emoziona il Kismet

Antonella Ardito

Stasera ultima replica dello spettacolo di Ruccello

0 commenta

Cosa potrebbe frullare nella mente di Elisabetta Gardini vedendo le Cinque Rose di Jennifer portate in scena da Arturo Cirillo?

Il dramma di Annibale Ruccello, autore napoletano classe ’55, vittima  a trent’anni di un incidente che ne ha stroncato vita e carriera teatrale, impone una riflessione sulla querelle da WC scatenata alla Camera contro il transgender nostrano Vladimir Luxuria.
La Gardini capirebbe che i sentimenti, le paure, fanno uguali uomini e donne: la storia di Jennifer è anzi forse più vicina all’universo femminile.
Cirillo, regista e protagonista con Monica Piseddu del dramma,  in una sua nota di regia scrive che “tutto è nella mente del personaggio”, un travestito napoletano che vive in una casa tutta rosa e rose, dal pavimento ai tendaggi, unica nota di colore diverso il celeste di quel telefono che squilla di continuo. Dall’altra parte del filo però non c’è mai chi Jennifer realmente (o forse solo nella sua testa) aspetta, da tre mesi. Sempre qualcuno che cerca qualcun altro/a “sa com’è, ci sono interferenze” e Jennifer sempre disponibile ad ascoltare, a dare il numero giusto.

Ma il suo Godot non arriva e non chiama, “si chiama Franco, è di Genova, fa l’ingegnere e mi vuole sposare.” Ad aprire uno squarcio sulla solitudine di Jennifer arriva Anna, una sorta di suo alter ego, stessi capelli neri, stessa attesa di una telefonata, diversa concezione della vita, più religiosa ma anche più isterica, che scoprirà il vuoto di una cornice dove Franco non c’è.

Un mondo strano quello di Jennifer, dove la radio non si spegne mai, anche quando va via la corrente: le canzoni di Patty Pravo, di Mina, di Milva sono il racconto in versi dei suoi stati d’animo. Ecco dov’è la normalità di Jennifer, nel riconoscersi in una canzone, nell’attendere speranzosa e imbelletata l’arrivo del suo uomo, pronta ad offrirgli corpo e anima, nel negare di essere romantica ma pronta ad ammettere di cucinare “ogni sera per lui”.
E’ il ritratto di un trans? No è il ritratto di ogni donna sedotta e abbandonata, di tutte coloro che aspettano non più attaccate al telefono della Sip ma ai cellulari perennemente accesi.
Dalla radio però arrivano anche brutte notizie oltre le storie della posta del cuore: nel quartiere di Jennifer si susseguono gli omicidi di travestiti: un serial killer o una serie di suicidi con denominatore comune un colpo di pistola in bocca e cinque rose rosse sul petto?
L’ultima telefonata della giornata Jennifer la riceve dal solito scocciatore che la prende in giro sulla sua spasmodica attesa.
Decide di uscire per dire basta alla solitudine ma irrompe Anna, disperata e armata per la morte della sua gattina.
La lite furibonda rischia di finire male: Jennifer scaccia Anna, prende le cinque rose comprate al mattino, il revolver e…muore, non muore? Non c’è il colpo di pistola, forse è tutto davvero solo creazione della mente di Jennifer.

Il pubblico ride per buona parte dei ’75 minuti del dramma: complice anche l’uso di una forte cadenza napoletana e la mimica tutta partenopea di Cirillo. Dietro il riso però c’è la tragedia dei nostri giorni nel non volere ammettere cosa veramente siamo e cosa vogliamo.
La produzione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli sarà anche a Milano e nelle Marche: lo spettacolo prende subito, è agevole ed ha una sua logica temporale. Questo aiuta ad entrare nel significato profondo che Ruccello voleva veicolare, cioè che siamo “altro da noi” e che nell’altro cerchiamo (o abbiamo paura) di riconoscerci.

Ultimo appuntamento stasera alle 21, al Teatro Kismet Opera di Bari.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!