Medi@terraneo news, risposta al lettore

Antonio Scotti
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Dispiace nella giungla di dichiarazioni, repliche, e controrepliche a cui ci ha abituato buona parte della classe politica italiana, dover rispondere a quello che lo stesso Michele Partipilo, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, aveva trasformato molto saggiamente in un invito: fornire tutti i suggerimenti possibili per migliorare la qualità del giornale realizzato dagli allievi del master di Giornalismo organizzato dall’Ordine insieme all’Università.

Rattrista altresì aver provocato una reazione di malumore al nostro lettore, cui però vorrei rispondere evitando gli stessi toni personalistici che intravedo nella sua replica all’articolo pubblicato sabato pomeriggio da Barilive.it, sulla presentazione di “Medi@terraneo news”. 

Ci scusiamo con i nostri lettori se abbiamo sbagliato a parlare d’iscrizione all’elenco dei pubblicisti. Sì tratta, come giustamente ci è stato fatto notare, dell’iscrizione al registro dei praticanti che gli allievi del master in Giornalismo hanno ottenuto durante questi sei mesi di frequenza al Master. Non intravediamo “alcun sotterfugio”, per carità. E mi sfugge francamente la genesi per una reazione di tal fatta. Forse avevano ragione i nostri nonni quando in questi casi ci dicevano  che “la coda di paglia più che una virtù è un vizio di molti”, o anche che “ciascun dal proprio cuor l’altrui misura”.

Mi duole dover fare il pedante, ma tanto per chiarire ai nostri lettori cosa occorre sostenere per iscriversi all’elenco dei pubblicisti, al registro dei praticanti e all’elenco dei professionisti dell’ordine dei Giornalisti, spieghiamo alcune cose.

Per divenire pubblicisti occorrono  due anni di collaborazione con una testata giornalistica all’interno della quale siano stati scritti e ovviamente remunerati almeno 60 articoli.

Diverso il percorso per chi vuole diventare un giornalista professionista. Le strade sono due. La prima è che l’aspirante giornalista venga assunto con regolare contratto da praticante presso una società editoriale che ovviamente possieda “requisiti atti a garantire un corretto e completo svolgimento della pratica professionale”. Poi, al compimento dei 18 mesi di praticantato, il candidato può sostenere l’esame di Stato a Roma in una delle due sessioni annuali previste dalla legge: una a fine aprile, l’altra a fine ottobre. L’esame consiste in una prova scritta suddivisa in tre parti (un articolo, una breve sintesi e un quiz) e in un colloquio orale al quale si è ammessi se si supera la prova scritta.

Il superamento dell’esame di Stato dà diritto al titolo di giornalista professionista.
Diverso il caso delle scuole di giornalismo o dei master (a proposito nell’elenco dei master menzionati all’interno del sito dell’ordine dei giornalisti di Puglia, non si annovera quello di Bari) riconosciuti dagli Ordini professionali. Scuole che garantiscono agli allievi i 18 mesi di praticantato necessari a sostenere l’esame per diventare professionisti. Al termine dei due anni si sostiene l’esame di Stato. 
Detto questo, non pensavo di urtare la sensibilità del lettore a tal punto da essere chiamato a rivedermi una legge che conosco (la 69/1963).

L’ipotesi del trucco o di qualsiasi altro sotterfugio non è stata mai presente all’interno del mio articolo. Non capisco i toni censori. E mi duole vedere che quello che per molti è un traguardo agognato (l’iscrizione all’elenco dei pubblicisti) sia stato dal nostro lettore travisato a tal punto da vederci pregiudizio. 

Per quanto riguarda lo stile d’impaginazione, rimango attonito quanto leggo “Mi ha scoperto”. Non ci vuole certo un colpo di genio per notare la similarità stretta tra alcuni front d’impaginazione presenti in alcune testate regionali e quelli inseriti in Medi@tterraneo news. E’ talmente palese ad qualsiasi buon lettore di giornali che, ripeto, scomodare il verbo scoprire mi sembra inopportuno. Altri giornalisti presenti alla conferenza lo hanno anche notato, ma probabilmente, hanno mancato di scriverlo. Chissà.
Altresì mi preme sottolineare che nell’articolo mi sono astenuto dal commentare in maniera positiva o meno la scelta d’impaginazione. Anche in questo caso saranno altri a dover fare delle valutazioni. Noi volevamo solo rendervi noto il nostro parere e francamente, l’umiltà è una virtù talmente alta per chi vi scrive, che preferisco utilizzarla con ben altro pudore e soprattutto in contesti differenti rispetto ad una semplice impaginazione grafica di un giornale “in attesa di registrazione”.

Non so se posso aiutarvi in questo lavoro. Non conosco regole auree di comportamento nonostante ci abbia lavorato per molti mesi. Al momento il mio lavoro da giornalista in formazione mi pone a dovermi mettere in discussione ogni giorno con i miei colleghi, senza mai partire da verità precostituite,ma senza mai rinunciare a porre delle mie traiettorie di riflessione. In fondo, prima ancora che un lavoro, il giornalismo è per il sottoscritto una passione che mi trascino dietro con grande entusiasmo e dedizione. Sono certo che anche per voi sia lo stesso. In bocca al lupo pubblicista. Pardon praticante.

Antonio Scotti

 

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