La “non scuola” dei diversamente abili
I genitori dei diversamente abili lamentano dei servizi scolastici.
Oggi si chiude ufficialmente l’anno scolastico 2006/2007.
Effettivamente non è stato un anno positivo per la situazione nelle scuole italiane. Episodi di bullissimo, spaccio di stupefacenti, aggressioni sono state all’ordine del giorno.
Tra le tante lamentele riguardanti ciò che avviene all’interno degli edifici scolastici, oltre a quelle di maggiore risonanza mediatica, compaiono anche voci di genitori di ragazzi diversamente abili, mentali e fisici, affatto soddisfatti del servizio offerto ai loro figli.
Risolti a suo tempo, attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche, quei problemi relativi alle difficoltà d’accesso agli spazi, restano ancora grosse incognite tutte quelle situazioni inerenti a quanto accade a livello organizzativo.
Abbiamo incontrato Gianni Romito, presidente dell’associazione “Volare più in Alto” e un gruppo di genitori i cui figli, diversamente abili, sono iscritti a diverse scuole pubbliche di Bari, medie e superiori. Il gruppo ha lamentato una serie di problematiche che hanno reso l’anno scolastico poco agevole per i propri figli.
La prima questione, su cui si chiedono maggiori spiegazioni e provvedimenti, riguarda il fatto che per ottenere un insegnate di sostegno ci sia bisogno di continue sollecitazioni da parte delle famiglie richiedenti. Ma al di là di questa, di per sé difficile, situazione, laddove si riesce ad ottenere un insegnante apposito, capita spesso che nei periodi di indisposizione di quest’ultimo, non ci siano sostituti e di conseguenza i ragazzi non svolgono delle lezioni a loro consone.
È talvolta accaduto addirittura che le famiglie siano state contattate e invitate presso la scuola per prendere il proprio figlio a causa dell’assenza del professore di sostegno.
Inutile sottolineare come una situazione del genere crei problemi non indifferenti non solo ai ragazzi, a cui non viene garantita una continuità alle attività scolastiche, ma anche alle famiglie, costrette a lasciare il posto di lavoro.
Ma purtroppo non è tutto qui.
Ci sono dei ragazzi che hanno delle patologie mentali ma non motorie. Capita spesso che, fuori dalla classe, essi girino liberamente per corridoi, bagni, bar senza che nessuno li controlli.
Probabilmente non sarà competenza dell’insegnate di turno accertarsi che fuori dalla classe, durante le ore di lezione, non vi siano episodi poco piacevoli, ma è altrettanto ovvio che certi studenti hanno bisogno di un determinato controllo al fine di prevenire situazioni incresciose, quali un malore improvviso, una zuffa con qualcuno che non sappia tenere le mani al loro posto, o qualsivoglia altra circostanza, che possano mettere a rischio l’incolumità del diversamente abile.
È accaduto spesso che genitori recatesi presso la scuola per controllare lo stato di salute del figlio, abbiamo trovato quest’ultimo seduto al tavolo dei bidelli senza nessuno che lo controllasse.
Per quanto concerne le attività scolastiche esterne, sono stati segnalati comportamenti non conformi alle prospettive di integrazione dei ragazzi.
Ci sono dei giovani affetti da patologie che richiedono un rapporto di 1 a 1, ossia un operatore che si dedichi costantemente al disabile; è il caso degli autistici, per citare un esempio.
A causa dell’assenza di servizi che garantiscano il trasporto a costoro, i genitori spesso accompagnano i figli alle attività scolastiche esterne, quali gite, visite guidate ecc, con i propri mezzi. Vengono così meno la socializzazione e lo spirito di gruppo tra i ragazzi, a favore di uno sforzo fisico ed economico delle famiglie che vorrebbero che i propri figli riescano ad integrarsi con tutti gli altri.
“A questo punto – ha dichiarato Gianni Romito – se la situazione non migliora siamo disposti a scendere in piazza”.
Le famiglie vogliono che vengano rispettati certi diritti e che i propri figli vengano trattati nel miglior modo possibile. “Si è disposti a sacrifici, ma vogliamo che continuità, controllo e integrazione vengano garantite!” hanno incalzato i genitori, stanchi di queste situazioni.
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