Lettera aperta a Corrado Petrocelli

Potrebbe essere un’iniezione di fiducia e di rinnovata credibilità
Magnifico Rettore dell’Università di Bari, Prof. Petrocelli
Caro Corrado,
mi sono a lungo interrogata se spettasse a me scriverti questa lettera aperta. A me come giornalista dico, come direttore di testata. Certo, il mio compito principale è quello di informare, di raccontare la mia versione intellettualmente onesta della verità e non quella di prendere iniziative o di indire consultazioni popolari.
Ma in questi giorni, ovunque io vada, chiunque io senta, l’argomento è sempre quello: le presunte prove truccate per l’ingresso a Medicina e Odontoiatria, lo scempio della trasparenza e della legalità, la beffa a chi onesto e impegnato si è affidato solo al proprio cervello e al proprio cuore per superare l’ostacolo.
Mussi, il Ministro, ha stabilito che solo Catanzaro dovesse ripetere la prova e che a Bari si escludessero “i ragazzi coinvolti” esaminando le prove degli altri e stilando una graduatoria di conseguenza.
Non vi è chi non veda l’incongruità di questa posizione, per una serie di motivi che proverò a sintetizzare e che, peraltro, sono stati già espressi dalle associazioni degli studenti, come da noi documentato nei giorni scorsi:
1. Fino alla fine dei processi che ne dovessero seguire, e fino all’ultimo grado di giudizio, nessuno può essere ritenuto colpevole di nulla e, dunque, il termine “coinvolto” è alquanto ambiguo ed impreciso.
2. Chi ci dice che i furbi siano molti di più di quelli, sempre presunti, interecettati dalle indagini degli inquirenti? Chi ci dice che uno, dieci, cinquanta siano sfuggiti ad ogni genere di controllo ed intercettazione (uno di essi è stato intervistato da un collega di un quotidiano, sia pure nell’anonimato più totale) ed oggi si sfreghino le manine pensando che l’hanno fatta franca?
3. L’annullamento generale delle prove, e dunque la loro reindizione, porterebbe sicuramente un’iniezione di fiducia e serenità in tutti quei bravi ragazzi che non sono ricorsi a trucchi ed imbrogli e che hanno rischiato, come spesso accade nell’indifferenza generale, di vedersi surclassare dai furbi, dai raccomandati e da tutta quella mala genìa tipicamente italica che mette a dura prova la nostra laica fede nelle istituzioni e nel senso dello stato.
4. L’Università di Bari ne verrebbe fuori alla grande, in quanto prende una decisione coraggiosa e “contro corrente” nonostante sia sostanzialmente estranea alla bieca vicenda.
Queste alcune delle ragioni che ho sentito argomentare in questi giorni un po’ da tutti coloro con i quali mi è capitato di discutere della faccenda. Mi limito a sottoscrivere le stesse obiezioni e a presentartele, semplicemente.
Infine, non credi, Prof. Petrocelli, che sia il caso di ripensare all’istituto stesso del numero chiuso per le facoltà di base, quelle che poi comunque saranno al 100 per cento integrate con una laurea specialistica, come avviene da sempre per Medicina?
Con ogni stima e cordialità
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