Il Teatro Possibile di Carlo Bruni
A Putignano musica e parole dentro il vuoto del Comunale
Una tre giorni per ripensare al teatro, ospitando nello scheletro del Comunale di Putignano artisti del calibro di Paolo Hendel, Marco Baliani, Michele Santeramo, tanta musica dalle sperimentazioni di Time Zones ma anche le compagnie locali e il Teatro ragazzi. Nel borgo murgiano famoso per i suoi abiti da sposa e i carri satirici ecco che Carlo Bruni, anima del Teatro Pubblico Pugliese, sbarca per costuire un teatro che non c’è. Non prenderà la cazzuola in mano ma dal 30 novembre al 2 dicembre ha costruito con le associazioni della cittadina e l’apporto del locale assessorato alle culture un cartellone di eventi che prenderanno vita all’interno di questo rudere che attende la ricollocazione nella via culturale della Regione (vedi a lato). “La città era sospettosa, non capiva perchè spendere dei soldi per una cosa che non c’è, ma d’altro canto qui ci sono 12 compagnie di teatro dilettantesco che coprono un ambito vastissimo, dalla rivisitazione del dialetto ai classici. Portare gli spettacoli dentro un teatro che non c’è è un modo per dire alla città che ci sono tante cose da fare, è la maniera per partecipare tutti, fin da ora ad un’opera che non è solo mattoni e cemento. Il nuovo teatro comunale non avrà nostalgie di velluti e stucchi ma sarà uno spazio in grado di provare nuove cose”.
Per realizzare questa “anteprima di ricostruzione” il Comune di Putignano ha utilizzato fondi propri ma anche soldi provenienti dal progetto Factory, un programma europeo di valorizzazione della cultura, oltre ad alcune partenership con l’Ateneo barese e il contributo al TPP. 45.000 euro in tutto che servono in prima battuta per allestire il palco all’interno del Comunale “ripulito” e assicurare un buon service audio-video. Per accedere agli spettacoli è necessaria la prenotazione al 3284548699: il contributo minimo richiesto è di 2 Euro, anche perchè è in atto una raccolta fondi per costruire un teatro gemellato a Nairobi, in Kenia. Il calendario è disponibile nella sezione agenda.
TRE DOMANDE PER CARLO BRUNI…..
Da Bari scendiamo verso sud, in Provincia: cosa ci fa Carlo Bruni a Putignano?
C’è da custodire un percorso tra la concezione di uno spazio teatrale e la sua realizzazione, un percorso che porta avanti di pari passo la questione edile e culturale, l’idea che contenitore e contenuto possano marciare insieme, tenendo in gran conto la comunità.
E’ bene che qualcuno dalla “capitale” faccia un salto a Putignano per capire che si possono fare le cose, anche senza teatro?
Giochiamo una partita ambiziosa: tenere in considerazione la realtà locale non significa chiudersi ma mantenere identità e apertura insieme. Anche nella configurazione del cartellone di questa tre giorni si può notare la presenza delle associazioni nella gestione e per quanto riguarda il teatro amatoriale. Nel convegno ( Il Teatro delle Passioni in programma venerdì 30 novembre alle 18 ndr) ci saranno le parole di chi arriva da fuori come Marco Baliani o Franco Ungaro di Koreja ma anche di color che vivono la città. Non vogliamo peccare di campanilismo ma neanche attuare il proverbio “nessuno è profeta in patria”.
Questa operazione di pre-riappropriazione dello spazio teatrale non può che portare la mente al Petruzzelli: abbiamo una data di apertura ma pensare ad una cosa del genere su Bari è possibile o ci sono troppe teste da mettere in accordo?
Io lavoro per il Comune di Bari e l’obiettivo 6 dicembre 2008 è una conquista straordinaria, confortata dal fatto che al progetto iniziale sono state apportate delle migliorie, che tengono in considerazione le esigenze della scena contemporanea. Questo percorso che a Putignano stiamo affrontando dall’origine alla sua realizzazione, le amministrazioni precedenti a Bari non lo hanno fatto. Penso ad altri spazi, vedi il Margherita in ristrutturazione senza alcuna consapevolezza sul suo futuro, che tipo di contenuti dovrà ospitare. Non voglio essere polemico ma mi fa impressione la realtà ferma: a Bari però il movimento è pieno e quindi migliori auguri al Petruzzelli. Il suo recupero iperfilologico è in parte giustificato dalla sua identità originaria: un’impresa come quella della Scala è interessante. Lì si è riusciti a mantenere in piedi la tradizione dell’impianto degli spettatori e la macchina scenica è stata sviluppata in chiave contemporanea. Ma il Petruzzelli sta andando in una direzione analoga.”
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