Bilancio Sociale, ma cos’è?
Il Centro Servizi al Volontariato San Nicola cerca un punto unico di riflessione
Nato dopo gli scandali di tangentopoli e Parmalat, torna attuale il bilancio sociale. Non più semplice integrazione del più complesso bilancio di esercizio, che rileva l’utile e le perdite di una azienda. Ma realtà informativa in grado di rivelare la realtà gestionale delle imprese tradizionali e no profit. A detta di Sandra Gernone, direttrice del Centro Servizi al Volontariato San Nicola, e dei consulenti del lavoro riuniti nella serata di ieri all’Hotel Excelsior, il bilancio sociale rappresenta un’urgenza soprattutto per le associazioni del terzo settore, ancora caratterizzato da qualche confusione normativa. Indispensabile per chiarire la mission delle organizzazioni e trarre i dovuti riscontri sulle attività a fine anno. Ma solo in un contesto che “definisce impresa sociale quella conforme alla legge 118, non qualunque entità operante nel terzo settore”, afferma Vito Intino, coordinatore dell’Area Consulenza del Csv.
Speranze di miglioramento arrivano dalla proposta del Ministro Ferrero, che rende obbligatoria la redazione del bilancio sociale, oltre a preparare il terreno per la firma del decreto attuativo della legge 118. Si inizia anche a pensare in termini di bilancio di missione, per individuare con maggiore chiarezza i settori di intervento e rendere partecipi soci e donatori della destinazione dei fondi. Più trasparenza insomma, realizzata secondo Filippo Giordano, docente dell’Università Bocconi, con l’informativa a terzi. Classificati come “stakeholder”, i portatori di interesse cui le imprese si reggono e fanno affidamento. Volontari e donatori nel terzo settore, che vedono il bilancio sociale sostitutivo, non integrativo dell’informativa economica. “Ci sono ancora casi in cui il bilancio sociale è confuso con la carta servizi o considerato alla stregua di qualsiasi altro strumento di comunicazione e informazione”, continua Giordano. La differenza sta nella certificazione dei risultati e nell’individuazione di obiettivi ben definiti.
Redigere questo tipo di bilancio significa quindi interrogarsi seriamente sulla propria attività, così come sviluppare una reportistica sistematica. A prescindere dai diversi modelli, incentrati sullo standard di processo o di contenuto, nel bilancio sociale si devono distinguere gli aspetti del mantenimento da quelli istituzionali. Al primo, che implicando spese deve soddisfare i criteri dell’efficienza, fanno capo il found raising e la comunicazione. Appartengono al secondo le attività connesse con la mission, che rispondono a valutazioni di efficacia. La misurazione dei risultati è calcolata su un rapporto quali-quantitativo. Influenzato dalle specificità esistenti, condizionate da fattori umani e territoriali.
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