Ornella conquista il Teatroteam

Alessandra Colucci

Due ore di concerto per la Signora della Musica leggera

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Se l’avesse finita con "Domani è un altro giorno", magnificamente eseguita per suoni, luci e, ovviamente, interpretazione, il pubblico del Teatroteam sarebbe andato via entusiasta, conquistato, convinto, ancora una volta, che Ornella Vanoni sia e resti una primadonna assoluta della Musica leggera italiana. Ma, cinquant’anni di carriera non sono solo un dato anagrafco quanto, piuttosto, un impegno verso se stessi e la propria arte e così la Signora milanese non ha concluso le due ore della tappa barese del proprio "Una bellissima ragazza tour 2007" con un grande classico, atteso ed immortale, con la propria "My way", per intenderci. No. Ha reso omaggio a Sergio Bardotti, al quale deve molto e non l’ha nascosto, intonando quella che ha definto "una preghiera messa in musica", una canzone d’altri tempi, una meraviglia di melodia, voce e piano, che ha spento i gli ardori titpici della fine di un buon concerto, stemperandoli in una muta e silenziosa riflessione. Il pezzo con cui la Vanoni ha chiuso il concerto non lo conosceva nessuno. Ma ha conquistato tutti per forza, rigore, pathos.
Per le due ore precedenti, questa artista che porta i propri 73 anni con classe, eterna ragazza, aveva calibrato, da volpe astuta, gli umori di un Teatroteam pieno, ma lontano dall’esaurito, con una scaletta che sembrava una doccia scozzese
. I pezzi del nuovo album, che non tutti conoscevano, alternati ai grandissimi successi del suo repertorio, passando per qualche incursione nel periodo centrale della produzione. E quindi religiosi, e stupiti, silenzi hanno accolto i brani meno noti, mentre autentiche esplosioni hanno salutato pezzi come "Una ragione di più", "Senza fine" e "Insieme a te non ci sto più". Una citazione a parte meritano le esecuzioni di "Rabbia, libertà, fantasia" – che chi scrive ha particolarmente apprezzato per la stupenda interpretazione – e "Buona vita", il brano più gettonato dell’ultimo album, che il pubblico ha certamente mostrato di gradire.
La band – sei elementi, vagamente jazz negli arrangiamenti – ha tenuto il passo di un’interprete che non ha alcuna intenzione di mollare, che ha cantato a piedi scalzi per quasi tutto il concerto – lanciando più volte diverse paia di scarpe con i tacco – che ha scherzato con il pubblico, cambiato quattro abiti e mantenuto il sangue freddo davanti ad un paio di intoppi tecnici ed alla pioggia che, più volte, tempestando il tetto del Team, ha tentato – ma solo tentato – di rubarle la scena. Certo, in alcuni momenti la signora Vanoni è sembrata stanca e affaticata, ma il calore con il quale il pubblico l’ha salutata sono stati autentici viatici.
"Tristezza" è stata solo accennata, tra un sorso d’acqua ed un tacco svolazzante. Un piccolo rammaico. Ma ne è valsa comunque la pena.

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