La Fiamma che si è spenta

Fortunata Dell'Orzo

Nel giorno del nono anniversario della scomparsa di Pinuccio Tatarella, Fini butta l’ultima badilata di terra sulla tomba di Aenne.

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Alla fine è successo: Gianfranco Fini seppellisce Alleanza Nazionale senza nemmeno passare da un congresso. Il Partito della Libertà è il partito unico del centro destra. Certo Berlusconi preferisce autodefinirsi un moderato, un anticomunista, un liberale o tutte queste cose insieme, tentando di scardinare dall’inconscio collettivo italiano il termine "destra" che qui da noi è semanticamente (e psicologicamente) molto più vicino alle stragi sui treni o alla stazione di Bologna, alle squadracce di picchiatori e agli ultraconservatori tridentini (che poi finiscono per essere antisemiti oltre che anticomunisti), alle vicende poco chiare dei servizi segreti collusi con gli eversivi, insomma a un bel po’ di cosacce, piuttosto che alla moderazione, al centrismo e al buonsenso italiota.
E la scomparsa di Aenne, l’unico partito della vecchia coalizione capeggiata da Berlusconi ad aver accettato senza quasi discutere di dissolversi nel più forte e prepotente "alleato", complica paradossalmente e ulteriormente il panorama politico italiano. Ma di questo parleremo un’altra volta.
Oggi vogliamo dedicare una riflessione ai militanti di Aenne che, di colpo, si sono trovati senza partito e, di colpo, si devono arrangiare in condominio con gli squalotti di Forza Italia che hanno sempre cordialmente detestato considerandoli, e spessissimo non a torto, dei parvenu e dei piccoli cloni, il più delle volte mal riusciti, del capo carismatico, Silvio I (e ultimo) Berlusconi.
Non li avessimo visti governare insieme al Comune, alla Regione e alla Provincia, si potrebbe parlare di una nostra malevola e faziosa interpretazione di questa "assimilazione" stile Borg. Ma abbiamo ancora nelle orecchie i commenti all’acido muriatico nei confronti dei forzitalioti quando in Regione apparivano tutti insieme, tutti di blu, tutti con la stessa cravatta, tutti egualmente ebeti e sorridenti alla sequela di Fitto, la protesi del capo. I camerati di Aenne non li sopportavano: avevano intuito che in quella gente c’era una fame di potere che poteva essere paragonata solo al craxismo deteriore o alla peggiore dc, che poi sono il papà e la mamma di Forza Italia.
In Aenne, che prima si chiamava Movimento Sociale Italiano, erano abituati a fare la gavetta, a fare vita di partito, a fare comizi, riunioni. Avevano fatto mezzo secolo di opposizione e sapevano cosa significava lottare per un seggio in parlamento, uno scranno in consiglio.
In anni nemmeno troppo lontani si erano anche fisicamente contrapposti a comunisti e socialisti (almeno fino alla fine degli anni 70). Insomma, quello che si chiamava un partito radicato nel territorio. In ogni caso un partito, non un videogioco da playstation.
La “svolta di Fiuggi” aveva traghettato il vecchio MSI verso il ripudio del passato fascista e la creazione di un Polo che vedeva protagonisti già Forza Italia, i catto-cattolici-democristi di Casini e Buttiglione (e all’epoca anche Follini) e i razzisti della Lega Nord. E si deve a Pinuccio Tatarella, l’unico vero grande politico di questo partito oltre a Giorgio Almirante, questa necessaria trasformazione. Il resto è storia di oggi.
Siamo curiosi di vedere le candidature. E le liste. Dato che il partito è uno, le liste saranno mescolate. E conteremo quanti capilista saranno riservati agli ex missini. Con questa legge elettorale davvero meglio soli. Che male accompagnati.

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Commenti

  • liberalamente (utente non verificato)

    C’è solo da chiedersi e chiedere ai dirigenti dei partiti di destra,di centrodi sinistra.”Ma i cittadini esistono? gli aderenti all’idea del partito esistono? coloro che decidono sanno che sono fuori dalla storia quando continuano a decidere per loro conto e chiedono agli altri semplicemente di dire SI? in questo modo si fa di tutto per allontanare la cittadinaza dal voto!..eppoi dicono che la democrazia è partecipazione!

  • aziendabari (utente non verificato)

    Al di là dell’impostazione folkloristica dell’articolo e dei suoi risvolti di “look”, dimenticando l’esercito degli eskimo e delle keffiah,Fortunata forse non si rende conto che l’unità del centro destra era già scontata per gli elettori che già da anni esemplificavano senza fare grandi distinzioni tra un partito e l’altro.
    Purtroppo, Fortunata, non ci saranno liti intestine e non diminuiranno i voti del Popolo delle Libertà.

  • berlin (utente non verificato)

    Democrazia, partecipazione? Da quando sti partiti si danno regole attraverso la condivisione? Il capo si sveglia una mattina e decide, e il cagnolino lo segue, dopo che gli sputa addosso veleno da anni. Almeno gli altri son due anni che ci rompono con la storia del nuovo partito. Un minimo di partecipazione e riflessione c’è.

  • berlin (utente non verificato)

    Ma quale impostazione folkloristica??? Ma siate persone serie e almeno salvate la faccia. Proprio voi parlate? Andate a chiederlo ai militanti, quelli veri che cosa ne pensano, agli elettori che da sempre barrano il simbolo con la fiamma. E poi dopo anni di litigi e di sberleffi…ma per cortesia

  • daniel56 (utente non verificato)

    Spett. Azienda Bari, parliamo di AN. Il PD parte veramente da lontano, mentre un paio di mesi fa il buon Fini sbraitava contro il PDL ed ora x le elezioni si squaglia in FI. C’è poco da nascondere. Comunque fa parte della politica x il potere e Fini non è meglio degli altri. Si è assicurato una pensione da eterno delfino del Berlusca. Complimenti vivissimi..ma a voi ci ha pensato ? Ci fate una figura da sbiancare pure Diliberto !

  • Silver97 (utente non verificato)

    Veltroni e Berlusconi sono allo stesso modo ambiziosi prepotenti e non vogliono nessuno che li intralci al comando. Fini è un’opportunista, al pari di Veltroni, già iscritto al PCI, che solo dopo la caduta del Muro disse “Il Comunismo è incompatibile con la libertà”, però fuori tempo massimo, e poi ha continuato a servirsi di comunisti e centri sociali per fare il Sindaco di Roma, promettendo che, al termine, non avrebbe fatto più politica e sarebbe andato in Africa.Che pena per tutti e tre!

  • daniel56 (utente non verificato)

    Scusa SIlver, ma salti qualche passaggio. Il comunismo a cui faceva riferimento Veltroni era quello RUSSO non l’italico ! Il percorso di Veltroni è stato diverso da quello di Fini, e non mi sembra che Veltroni sia stato particolarmente attaccato alle poltrone…Del resto da Sindaco ha dimostrato cosa sa fare tenendo unita una realtà complessa come Roma, mentre Fini non ha amministrato nemmeno un condominio. Se conosci un poco Roma non dovresti essere così amaro nei giudizi.