Polizia: si continua a morire

Riceviamo e pubblichiamo
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Ieri mattina, proprio mentre il SAP commemorava sul Lungomare Crollalanza a Bari tutte le vittime del dovere, la vita dell’Assistente Francesco Ciquera veniva tragicamente stroncata a poche decine di chilometri di distanza, a Gioia del Colle.

Un altro nome si va ad aggiungere alla lunga lista dei caduti per ragioni di servizio.
Un’altra medaglia d’oro alla memoria nella prossima Festa della Polizia, un altro minuto di silenzio, un altro funerale, un altro collega che lascia la nostra realtà quotidiana per trasferirsi definitivamente tra i nostri ricordi.

E’ il terzo agente della Stradale a morire in servizio nelle ultime settimane, dopo Mauro Giovannini della Polizia Stradale di Bologna e Claudio Varone della Polizia Stradale di Caianello.

Tutti uccisi a causa di incidenti stradali.

La strada uccide. E chi sta sulla strada ogni giorno, per ore e ore, esattamente nei punti in cui si sono verificati altri incidenti (e quindi statisticamente più a rischio), svirgolando tra le autovetture che arrivano a forte velocità (e che spesso inchiodano i freni alla vista di un incidente o di una pattuglia di Polizia) è con tutta evidenza una vittima privilegiata di questa sorta di roulette russa.
Basta scorrere gli elenchi degli operatori di Polizia Stradale morti ogni anno, per trovare conferma a questa constatazione.
La domanda che poniamo è: la vediamo solo noi, questa evidenza? Perché davvero non si comprende come sia possibile che si continui a morire, senza che ci sia alcun concreto intervento per migliorare le condizioni di sicurezza di chi opera letteralmente in mezzo alle strade.

C’è un problema di procedure operative? C’è un problema di stress nel personale che deve sopperire a vuoti organici sempre più ampi? I dispositivi di segnalazione sono insufficienti? Le autovetture non sono idonee?

Noi non conosciamo le risposte. Ma vorremmo tanto sapere se almeno qualcuno si è posto le domande.
Le segnalazioni che riceviamo dai colleghi in servizio di Polizia Stradale parlano di pattuglie isolate che devono coprire vaste zone di territorio; parlano di autovetture in cui sono installati dispositivi di rilevamento della velocità che costringono gli operatori a guidare ben oltre i limiti previsti dalla Legge; parlano di autovetture con troppi chilometri sul groppone; parlano di apparecchiature ingombranti installate sul cruscotto che possono trasformarsi in trappole mortali in caso di incidente…

Qualcuno si è chiesto se tutto questo ha a che fare con la frequenza con cui si verificano questi incidenti mortali?
Se nessuno si è posto queste domande, è ora che lo faccia.
E’ ora che si affronti seriamente il problema della sicurezza dei servizi di Polizia Stradale, che si individuino i fattori di rischio e si mettano in campo tutti gli interventi opportuni per ridurli.

Ed è ora che qualcuno si ricordi che gli operatori di Polizia Stradale non percepiscono alcuna specifica e adeguata indennità per un fattore di rischio che – come dimostrano i fatti – è tutt’altro che teorico.

Il Segretario Provinciale della Sap
John Battista

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Commenti

  • kitosc (utente non verificato)

    Berlusconi ha detto che bisogna rispettare i patti elettorali.Va bene ,ma il tesoretto che lui nega di aver trovato -visto che già l’Ici il precedente governo l’aveva tolta in parte -perchè non viene utilizzato diversamente:investire nelle cose dette nell’articolo?Poteva essere una delle tante proposte,visto che nel nostro paese oltre che massacrare i rom vanno fatti interventi di recupero sociale serio;dopo il risanamento del debito pubblico.

  • procivitate (utente non verificato)

    Quello che sostiene il Segretario Provinciale della Sap,è tanto condivisibile che non ne avrà a male se ci permettiamo far notare che le Forze dell’Ordine avrebbero dovuto da tempo chiedere il riconoscimento di taluni diritti.Il nostro pensiero,in questo triste momento per il corpo della PS,è rivolto alla famiglia dell’Agente deceduto e ai colleghi rimasti feriti,con l’auspicio che lo Stato non li abbandoni.