Lancio Delta II, l’Ateneo c’è

Ricercatori baresi del dipartimento di Fisica studieranno il comportamento dei raggi gamma e le variazioni del vettore
Ci sarà anche un po’ di Bari nel lancio del razzo vettore Delta II della Nasa, previsto per le 17 di martedì 3 giugno. Ad essere coinvolto, infatti, è il dipartimento di Fisica dell’Università di Bari. Che consentirà a sessanta dei suoi ricercatori di trasferirsi presso il laboratorio di Stanford, in California, per verificare la capacità del satellite scientifico Gast di puntare la sua strumentazione verso regioni precise dell’universo.
Il satellite, del peso di circa 4 tonnellate, sarà collocato entro 75 minuti dal decollo su un’orbita circolare di 565 chilometri di altezza. Compirà un giro del globo terrestre ogni ora e mezza, esplorando la volta celeste e trasmettendo i dati a terra per un periodo stimabile dai cinque ai dieci anni.
Mediante questa spedizione, ricercatori di tutto il mondo saranno chiamati a studiare i raggi gamma provenienti dalle regioni più remote dell’universo. Questi raggi altro non sono che una forma di radiazione elettromagnetica prodotta dalla radioattività o da altri processi nucleari o subatomici. Tra cui alcuni cataclismi cosmici, che si sviluppano a milioni di chilometri dalla Terra.
Il dipartimento di Fisica barese, in questi ultimi dieci anni di ricerca ha, tra le altre cose, formato un folto gruppo di ricercatori che ha contribuito a realizzare i dispositivi elettronici di questo che attualmente è il più grande satellite per l’osservazione di raggi gamma.
Rivestito interamente da silicio, la costruzione di questo apparato ha stressato non poco i fisici, i quali hanno dovuto creare dispositivi molto complessi, tra cui rivelatori miniaturizzati capaci di reggere stress meccanici, termici e l’esposizione a radiazioni nello spazio per almeno dieci anni.
“Dopo il lancio del satellite in orbita – spiega Paolo Spinelli, ordinario di Fisica Sperimentale nonchè responsabile scientifico del gruppo Glast – da Terra si avvieranno le operazioni di calibrazione della strumentazione, valutazione dei disturbi sulle misure e, infine, puntamento verso una delle sorgenti cosmiche più luminose nella banda dei raggi gamma”. Si tratta della pulsar di Vela, che consentirà sia di verificare la capacità del satellite di puntare la sua strumentazione verso regioni precise dell’universo, sia di calibrare la risposta temporale dei dispositivi elettronici.
Uno studio che vedrà appunto impegnati i ricercatori baresi che, una volta raccolti i dati, focalizzeranno la loro attenzione anche sul fenomeno dei lampi di raggi gamma come pulsar, materia oscura, brillamenti solari, buchi neri super massicci e raggi cosmici. Da anni alla base non solo di fenomeni astronomici inconsueti, ma anche di libri di narrativa dove il genere fantascientifico apre lo spazio a mondi magici.
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