Se ad avvisare i naviganti è l’uragano…

Marco Marzi

La “smentita del giorno dopo” come la quasi omonima pillola, rischia ormai di non essere efficace

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“Vorrei dare un avviso ai naviganti, molto semplice: non permetteremo che vengano occupate scuole ed università. […] Convocherò oggi il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere”.

“Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole”

L’ennesima smentita di se stesso, offerta ieri da Berlusconi, è di più di una semplice, nuova puntata dell’ormai celebre “io non lo avevo detto”: è l’ultimo tratto di pennello di una tela che può essere considerata una via di mezzo tra l’“Urlo” di Munch e una delle locandine di propaganda mussoliniana. Il quadro è lì, davanti a tutti gli Italiani: è limpido come un paesaggio di Turner, senza possederne la bellezza, eppure le reazioni che esso suscita sono molto diverse da quelle che chiunque si aspetterebbe: oltre al silenzio di chi lo ammira vi è lo sguardo di chi osserva ma non vede. Vi è anche più di qualcuno che passa oltre, o si volta, o fa finta di non vedere.
“Si dicono menzogne sui numeri dei partecipanti alle manifestazioni, che sono ridottissimi”. “La realtà che conosciamo di queste ore, questi giorni, è una realtà di aule universitarie piene di ragazzi che intendono studiare e di manifestanti che sono organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali”.

La realtà che conosciamo, in questi giorni, è molto diversa dall’idillio descritto dal Presidente del Consiglio: egli stesso ne è ben consapevole, ed è per questo che ha deciso di spendersi personalmente a fianco del Ministro Gelmini durante la conferenza stampa di Mercoledì, pronunciando un discorso conciso e chiaramente intimidatorio. Il perché di questi toni scaturisce dai fatti: la protesta, dilagante, contro la riforma scolastica voluta dal centrodestra è sotto gli occhi di tutti. Alcuni dati: 300 manifestazioni, 150 scuole e 20 facoltà occupate. Il 10 di Ottobre a Roma erano almeno 30.000, a Firenze 4.000, a Genova 2.000, a Bari 5.000, e migliaia ancora a Milano, Torino, L’Aquila, Ferrara, Lecce, Verona, Ancona, Cagliari, per un totale di cortei in 89 città. Il 17 nuovamente 10.000 manifestanti a Roma, il 20 15.000 a Palermo, privi di qualsiasi sigla di partito o sindacato, poi ancora Pavia, Ancona, Ferrara. 6.000 in piazza a Livorno, a Roma in piazza perfino gli studenti neofascisti di Forza Nuova.

Oltre 40.000 a Firenze Mercoledì, mentre a Milano si registrano scontri con le famose forze dell’ordine. Ma non basta: a protestare non sono solo gli studenti: il premier omette che a fianco dei ragazzi ci sono insegnanti e genitori. E’ chiaro, quindi, il motivo della preoccupazione di Berlusconi: meno la sua reazione. Con astio ed intimidazione ha dato un “avviso ai naviganti, molto semplice”: non consentirà ulteriore dissenso. Se necessario è disposto a ricorrere a mezzi estremi. Oggi poi ha corretto il tiro sui quei mezzi, mescolando anche lo scherno e dichiarando, in modo agghiacciante: “Ne ho in mente qualcuno molto spiritoso”. Segue il coro di belati dei politici di centrodestra: se per la Gelmini è in atto una “campagna terroristica”, per Sacconi a protestare sono “giovani presuntuosi” e “minoranze politicizzate”, quasi che essere politicizzato non fosse una virtù. Del resto il Cavaliere stesso, nella conferenza, ha accusato tutte le opposizioni di inscenare una sedizione contro il Governo, sfruttando la riforma scolastica, criminalizzando di fatto ogni forma di critica.

Sicuro dell’impunità di cui gode, al punto che può smentirsi senza alcuna conseguenza, Berlusconi ha finito anche con l’attaccare i giornali: “Si può ben dire in questi casi che in queste manifestazioni ci sono dei facinorosi. Non tutti, piccoli gruppi. E hanno il supporto dei giornali”. Evidentemente non è solo la Magistratura che lo perseguita, secondo il suo pensiero. Peccato che, oltre al fatto di possedere tre reti televisive, di controllarne altre tre e di detenere numerose testate di carta stampata, i dati diffusi da AgCom sull’invadenza del suo partito sui media lo smentiscano chiaramente. Rei di aver dato ampio risalto al dissenso montante, ha inviato ieri ai direttori delle testate una velata minaccia dal sapore di olio di ricino: “Portate i miei saluti ai vostri direttori e ditegli che saremmo molto preoccupati e indignati”. Nel frattempo la rappresaglia è già approntata e si sta discutendo alle Camere: riguarda la riforma dei fondi per i diritti di editoria.

Anche Ezio Mauro, nel suo editoriale di ieri, si limita a chiedersi se sia ancora un diritto protestare; non si spinge oltre, non chiama le cose con il loro vero nome, distoglie gli occhi dal quadro che ha di fronte. Fascista. Non è difficile da scrivere. E’ questo il motivo per cui Berlusconi può continuare con il suo sorriso di scherno.

Senza arrivare agli U.S.A., dove un vestito della Palin ha rovinato la campagna elettorale di McCain, possiamo però ricordare che il premier thailandese, il quale deteneva diverse reti televisive, è stato cacciato da una sollevazione popolare, unita all’azione dei militari, e proprio ieri è stato condannato per aver violato la legge sul conflitto di interessi. Perché in Thailandia esiste una legge sul conflitto di interesse. Ma questa notizia, che presenta connotati troppo familiari, è stata praticamente taciuta dai media.

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Commenti

  • briscola (utente non verificato)

    Bravissimo dott.Marzi,ha descritto in modo molto preciso il nanetto berlusconi.Un presidente del consiglio che si corregge ogni qualvota mostra il suo vero volto e cioè quello di un dittatorello dell’America del sud.Mi vergogno in questo momento di essere Italiano,mi vergogno che a rappresentarmi nel mondo sia una persona arrogante che con i soldi ha comprato sia gli uomini che le cose.

  • briscola (utente non verificato)

    Giuro che se avessi vinto i 100 moilioni del super enalotto,oggi stesso sarei scappato da questa amatissima Italia e sarei tornato solo quando il nanetto sarebbe diventato inoffensivo.

  • Colt45 (utente non verificato)

    Se li avessi vinti io invece sarei rimasto in Italia e avrei fondato un giornale nazionale degno di questo nome.