Que reste t’il de nos amours
Due mesi con Marx, oltre i marxismi…
Due mesi, 8 giornate, 12 relatori. Numeri importanti.
L’esigenza di conoscere, ricominciare a ragionare. Riscoprire Karl Marx; grazie a lui, parlare di politica in un età apolitica.
Una boccate d’ossigeno per la nuova generazione. Meglio: per quella setta, infinitesimale ma mai insignificante, d’irriducibili della nuova generazione, asfissiati dal qualunquismo del post-moderno e sine futuro capitalista e berlusconiano, ma non arresi.
‘Ce l’abbiamo messa tutto. Dilazionare nell’arco di sei settimane un ciclo d’incontri che chiunque altro avrebbe concentrato in tre giorni ha significato uno sforzo immane. Quasi impossibile conciliare gli impegni dei relatori, la disponibilità degli ambienti, le coincidenze dei voli, le convenzioni di alberghi e ristoranti. Abbiamo speso una fetta consistente del nostro budget economico annuale; e tutte le nostre energie. Ma vuol dire parlare, e avere tempo per assimilare, e riflettere. E ce l’abbiamo fatta!’ La parola spetta giustamente al ‘gran capo’ del Collettivo Studentesco della Facoltà di Lettere e Filosofie, Angelo Lamorgese, soddisfatto di un’iniziativa lodevole, e rara se non unica nel panorama universitario italiano.
Un convegno intenso, pregno di idee e contenuti. Gremito di nomi di spicco degli studi filosofici in Italia, e non solo a Bari. Sul tema perenne del marxismo. ‘Da percorrere in profondità’ – come auspica la Preside della Facoltà di Lettere Grazia Distaso – ‘per annientare l’ignoranza e il disimpegno dei nostri giorni con una conoscenza autentica’.
E inestimabile, aggiungiamo. Leggere e pensare Marx, fare i conti col ricordo tenero e sbiadito del primo amore lontano. Di qualcosa ch’è vissuto, ha sperato, s’è illuso d’eternità, ha infervorato animi cuori e menti, e poi è sfumato via, s’è lentamente estinto. Qualcuno era comunista. Nell’idea, nell’utopia d’una società idilliaca ed egualitaria, c’è qualcosa d’incredibilmente intimo, e poetico: la speranza, probabilmente l’irraggiungibile.
La memoria è imprescindibile. Per non dimenticare. Per coltivare il sogno proibito di qualcosa di diverso dalla tragica dicotomia tra essere e avere, essere e apparire, della civiltà del capitalismo più becero ed astratto. Per applaudire, in cinquanta, sessanta, grati e convinti nei confronti di chi ha dedicato una vita allo studio del pensiero e mette a disposizione il proprio sapere; e consapevoli della propria abissale lontananza dai lobotomizzati passeggiatori dei corridoi chiccosamente chiacchiericci e modaioli della facoltà di Giurisprudenza, antistanti la Sala Aldo Moro.
Una vera e propria semina intellettuale, da cui si attende fruttuosa mietitura.
‘L’università s’identifica in voi!’ – Stefano Bronzini, reca il saluto del Magnifico Rettore, con la sua presenza mai di banale rappresentanza, e prosegue: ‘Siamo fieri di questa iniziativa, e della vostra rabbiosa curiosità’. Solo rispondere in sviscerata e sincera profondità all’urgenza di domande della nuova generazione potrà permettere il cambiamento. Gli studenti, in prima persona, muovono un primo, piccolo ma significativo passo.
Oggi è stata la volta di Roberto Finelli e Augusto Illuminati; domani Luca Michelini e Enrico Donaggio concluderanno la ‘Sessione Marxiana’. Il 25 e il 26 di questo mese, a Peter Kammarer e Franco Buono sarà affidata la ‘Sessione Brechtiana’. Tre il 7 e l’8 di Aprile, Lea Durante, Marcello Montanari, Beppe Vacca e Pasquale Voza daranno vita alla ‘Sessione Gramsciana’. Franco Cassano presiederà l’incontro finale, il 20 aprile.
Queste le date. Appuntamenti da non mancare. Mentre è un piacere infinito poter constatare la vicinanza, dovuta ma affatto scontata, delle istituzioni, dell’Ateneo barese, ad una manifestazione così libera ed intelligentemente schierata, in tempi mesti d’ottusa oscurità dialettica.
E’ tanto facile scadere nella retorica. Persino in quella marxista. ‘Pensatori di tutto il mondo, Unitevi’. Riproviamoci.
Commenti
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Che tenerezza: L’accorata ed affettuosa presentazione di Vendemiale del marxismo “di una volta” richiama subito alla mente la poesia di Gozzano “L’amica di nonna Speranza” nel cui salotto si trovavano :
“Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone,
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)..”






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