Circoncisione, basta scuse

Riceviamo e pubblichiamo
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Sono allibito e voglio credere di aver letto male una notizia incompleta. In uno Stato in cui la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che qualunque metodo educativo anche appena violento nei confronti dei figli e degli scolari è da considerarsi illecito, con conseguenti pesanti condanne di genitori e maestri, l’omicidio, in concorso di più persone, di un indifeso bambino, conseguente al delitto di lesioni personali volontarie gravissime, aggravate dall’abuso della potestà genitoriale, con al massimo l’attenuante della credenza religiosa, che non costituisce scriminante nel nostro ordinamento, può essere punito con un anno di reclusione, pena sospesa?

Perchè, allora, si danno trent’anni al genitore che uccide il figlio con una percossa, magari in un attimo di pazzia, perchè quel poverino non lo fa dormire da giorni e lui non sa che ci sono rimedi ben diversi dal picchiarlo? Ignoranza per ignoranza… Io mi auguro che Sua Eccellenza il Procuratore Generale voglia valutare questa vicenda, con ben altra competenza che la mia, per trarne le conseguenze previste dalla legge. Mi auguro altresì che la classe politica della civilissima Gente di Puglia, a partire dal Governatore, Vendola, che conosco e rispetto da molti anni, facciano sentire la loro voce. La circoncisione e tutte le altre crudeli mutilazioni genitali di ogni tipo, inflitte a minori, sono e devono essere considerate reato nel territorio della Repubblica Italiana per legge e per l’orrore e la pietà che destano in qualsiasi persona dotata di sentimenti umani. Ogni scusa o giustificazione restano travolti da un esame appena approfondito di questa moderna barbarie, difesa dall’immenso giro di denaro che produce, con correlate motivazioni pseudoscientifiche. A meno di non pensare che Dio o la Natura siano in errore, se l’anatomia umana è quella ci sarà ben un motivo e non c’è alcuna ragione di modificarla, magari ricorrendo alla ignobile menzogna che si trattava di correggere una fimosi. La classe medica, prima di incrudelire su un indifeso tenuto fermo a forza, se non addirittura legato, dovrà rileggersi il giuramento di Ippocrate e ricordarsi che ha rifiutato, per deontologia, di segnalare i clandestini e che, coerentemente, deve rifiutare simili interventi, non giustificati da alcuna ragione medica e terapeutica, ma solo da credenze religiose. L’ipotesi di coinvolgere le strutture sanitarie in una simile, inaccettabile violenza deve essere respinta e considerata vergognosa per chi la proponga, così come ogni argomentazione volta a tentare di sminuire la gravità e serietà delle mutilazioni genitali maschili e femminili.

Paolo Emilio Taddei

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