Politica e mercato globale: perché separarli?

Stefania Losito

Dalle politiche nazionali alla Geopolitica: un manuale per il G8

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“Senza polemiche: un sindaco di una città o un presidente di una Regione, se ritiene di non dover fare i conti con il mercato globale sbaglia”. E’ sul legame tra politica ed economia che Paolo Savona, già ministro dell’Industria del governo Ciampi, professore emerito di Politica economica e Geopolitica all’Università Luiss Guido Carli di Roma (etc. etc., ndr), stende il suo ultimo lavoro “Il governo dell’economia globale. Dalle politiche nazionali alla Geopolitica: un manuale per il G8” (Ed. Marsilio, collana Formiche, febb. 2009, 171 pagine, 9 euro).

Non un anti-capitalista, piuttosto uno studioso dell’economia ‘imperfetta’. “Da sempre ci si immagina che il meccanismo domanda-offerta del mercato sia perfetto. E poi ecco la crisi”, ha spiegato Savona. Ieri, alla presentazione alla libreria Laterza, con l’autore sono intervenuti Alessandro Laterza, responsabile Confindustria per il Mezzogiorno, i docenti dell’Università di Bari Silvio Suppa ed Ernesto Somma, il direttore della collana Formiche di Marsilio Paolo Messa.

“La politica a volte pensa di poter prescindere dalla globalizzazione, dalle scelte di mercato”, tenta di prendere decisioni tecniche che impoveriscono la discussione, la democrazia e che restano nel problema. E in particolare lo fa l’Europa. Tranne alcune eccezioni di Paesi organizzati con reti di imprenditori che vanno a investire all’estero, “l’Ue non è abbastanza forte da diventare punto di riferimento di uno spazio globale”, ha precisato Laterza. Esemplificando si potrebbero confrontare due realtà: quella tedesca (l’eccezione) che ha rapporti organizzati con la sempre più crescente ed espansiva Cina, e l’Italia che manda i suoi imprenditori alla spicciolata, non concludendo azioni e investimenti di rilievo. Questo dipende dalle decisioni politiche, dalle scelte slegate dall’idea di mercato. E l’approccio differente, come ha spiegato anche Suppa, lo si vede dall’atteggiamento che ha il governo federale tedesco al momento nell’affare Fiat-Opel: se la concorrente italiana dovesse acquisire anche la Opel, diventerebbe troppo forte sul mercato, ecco perché la Merkel temporeggia. Ma è un caso isolato di politica legata all’economia. La globalizzazione ha cambiato i termini di riferimento e, allo stato attuale dell’integrazione economica internazionale, gli interessi possono essere difesi solo se inquadrati nel contesto della cooperazione mondiale.

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