Jimmie Durham e l’essenza delle cose

Pietre, legno e metallo si liberano dalla forma per raccontare l’organicità dell’oggetto
A partire dalle 19 di questa sera, sarà possibile visitare la mostra, “Wood, Stone and Friends” dell’artista americano Jimmie Durham allestita presso il Teatro Margherita di Bari. L’evento sarà preceduto dal convegno, “Contemporaneo sud, per una strategia culturale di raggio meridionale”, in programma nella sala consiliare del Comune di Bari, per fare il punto sulle possibili forme di collaborazione tra soggetti pubblici e soggetti privati per un sistema dell’arte contemporanea nel Mezzogiorno d’Italia. La mostra è organizzata dal Comune di Bari e dal Museo Madre di Napoli in collaborazione con la Fondazione Morra Greco.
“L’idea era quella di rappresentare le rocce, gli alberi, il vento della Puglia e, da principio, mi è stato chiaro che una delle persone che avrebbero potuto amare di più questa terra fosse Jimmie Durham – dice Maurizio Morra Greco, collezionista napoletano – un cherokee autentico per cui questi elementi hanno un significato che travalica l’aspetto materico, per divenire espressione non solo archetipica, ma ontologica dell’oggetto, che così si carica di una valenza propria che spesso tendiamo a dimenticare”.
L’intenzione di chiamare questo artista è stata come una folgorazione. La stessa che ha portato all’analoga esperienza condotta a palazzo Reale a Napoli, con la Fondazione, che realizzerà nei prossimi tre anni delle mostre molto importanti. L’esposizione di Napoli è organizzata con dei materiali che erano già stati recuperati in Puglia. Quando porti un artista in un territorio, egli si lega ad esso e riesce a comunicarne, attraverso la propria arte, la storia e l’intima essenza. Non esiste denaro sufficiente per pagare una pubblicità eterna come quella che è in grado di generare l’arte contemporanea. Durham è un artista estremamente importante, perché ha un vissuto sociale e politico significativo, oscillando tra l’Europa e l’America, dove ha sposato la causa degli Indiani. Nonostante questo, egli non ha più messo piede in America, ha preferito prendere le distanze, perché si è sentito distruggere dalla politica colonialista. Come indiano nativo, che si è sentito privato dei propri diritti, la sua arte decostruisce, demolisce, esattamente come fa la natura fa con gli incendi. Egli decostruisce dei concetti cardine della cultura europea come l’architettura e la scultura, demolisce l’idea stessa che possano essere interpretati come degli aspetti autocelebrativi e autoreferenziali dell’oggetto in sé. Rifiuta l’idea che le cose non possano essere altro che non autentica espressione effettiva e reale. Egli libera la pietra per ritrovare sé stesso, compie un’operazione di anarchitettura, decortica la struttura. Questa mostra, dunque, rappresenta un inno alla libertà del legno e della pietra, ma anche di qualsiasi forma di cultura da ogni idea di codificazione.
“Wood, Stone and Friends” 17 maggio – 31 agosto 2013.
Lun/dom dalle 12,00 alle 20,00. Chiusura mercoledì. Ingresso libero.
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