Omicidio Scavo, via agli interrogatori: i tre fermati non rispondono al gip

La sede del Tribunale di Bari in via Nazariantz

Tutti e tre – Dylan Capriati, Nicola Morelli e il coratino Aldo Lagioia – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

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Sono comparsi ieri davanti al gip i tre indagati fermati martedì scorso per l’omicidio di Domenico Scavo, il 43enne del clan Strisciuglio di Bari ucciso la notte del 19 aprile nella discoteca Divine Club di Bisceglie.

Tutti e tre – Dylan Capriati, Nicola Morelli e Aldo Lagioia – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Morelli, assistito dall’avvocato Valeria Volpicella, avrebbe rilasciato dichiarazioni spontanee dicendo di aver avuto un incontro estemporaneo con gli altri due, di conoscere soltanto Dylan Capriati e di aver conosciuto Lagioia in quell’occasione. Il giovane avrebbe anche riferito di non aver assistito all’omicidio, ma di aver soltanto sentito gli spari. Il suo legale ha chiesto la revoca della detenzione il carcere.

In mattinata sono iniziati anche gli interrogatori degli 11 arrestati, sempre martedì, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Lello Capriati, ucciso la sera di Pasquetta del 2024.

Dell’omicidio sono accusati Luca Marinelli e Nunzio Losacco, entrambi del clan Strisciuglio. Gli altri 9 arrestati, invece, devono rispondere delle diverse schermaglie avvenute negli anni tra i rampolli dei clan Capriati e Strisciuglio, rivali dal 1997. Tra questi ci sono i due figli di Raffaele Capriati, Sabino e Christian, e il figlio del boss Sigismondo Strisciuglio, Domenico. I due gruppi si sarebbero fronteggiati armi in pugno in diverse occasioni. Per la Dda di Bari, l’omicidio di Scavo sarebbe una vendetta per quello di Capriati.

Lo stesso Scavo, il 29 marzo 2024, avrebbe minacciato con una pistola Christian Capriati nel pub Demetra di Bari, da quanto raccontato da Scavo agli inquirenti a causa di uno sguardo di troppo nei confronti di una ragazza. Qualche ora dopo Capriati, suo fratello e Onofrio Lorusso avrebbero ferito a colpi di pistola due ragazzi del clan Strisciuglio. A quel punto, sarebbe arrivato l’ordine di uccidere Raffaele Capriati (che qualche mese prima aveva mediato una tregua tra i rampolli dei due clan), freddato mentre si trovava in macchina nel quartiere Torre a Mare. Due anni dopo, a uccidere Scavo sarebbe stato Dylan Capriati, nipote di Raffaele.

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