Scacco alla banda della marmotta, presi in cinque: due sono baresi

Alla banda sono attribuiti ben diciassette assalti a bancomat in poche settimane

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Diciassette assalti ai bancomat in poche settimane, con colpi messi a segno nel Mezzogiorno e, in alcuni casi, a distanza di appena 24 ore l’uno dall’altro. È il bilancio – ancora provvisorio e tutto da verificare in sede giudiziaria – al centro di un’inchiesta che nella serata di ieri ha portato i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto a eseguire cinque fermi, ritenendo di aver individuato i componenti di una presunta banda specializzata nella cosiddetta “tecnica della marmotta”.

L’operazione, condotta sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria, è stata seguita sul piano investigativo dagli uomini del Reparto guidato dal maggiore Gennaro De Gabriele e dal capitano Vito De Cesare. Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe agito tra la provincia ionica e diverse regioni: Basilicata, Campania e Lazio, con episodi finiti sotto la lente anche in altre aree del Paese.

In carcere è finito il presunto promotore e organizzatore, Cataldo Bartoli, 46 anni, barese, conosciuto come “Dino”, già condannato in passato per associazione mafiosa perché ritenuto affiliato al clan Parisi. Gli altri fermati sono Rocco Fronza (20 anni), Valentino Intini (21 anni), Simone Vinella (20 anni) e Alessandro Longo (28 anni). La difesa del primo è affidata all’avvocato Salvatore Maggio.

Il fascicolo, coordinato dalla pm Francesca Colaci con la supervisione della procuratrice Eugenia Pontassuglia e del procuratore aggiunto Enrico Bruschi della Procura di Taranto, sarebbe partito dall’esplosione avvenuta il 15 novembre 2025 a Montemesola. Da lì gli inquirenti avrebbero ricostruito una serie di episodi contestati in diversi comuni e province, individuando – secondo l’accusa – i responsabili di colpi messi a segno a Monteiasi, Mottola e Scanzano Jonico, oltre ad altri assalti finiti nel decreto di fermo tra Cosenza, Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno e Foggia.

La “marmotta” – così viene chiamata in gergo – è una modalità d’azione particolarmente distruttiva: attraverso l’inserimento di un congegno e l’uso di esplosivi, l’obiettivo è provocare l’apertura forzata del vano del bancomat, con conseguenze spesso pesanti anche per le strutture circostanti. Ed è proprio l’elevato rischio di danni ingenti che rende questi episodi doppiamente allarmanti: non solo per l’entità del bottino, ma anche per la pericolosità delle esplosioni in contesti urbani.

L’ultimo assalto contestato risalirebbe alla notte tra il 2 e il 3 febbraio, quando nel mirino sarebbe finita la filiale del Mediocredito Centrale a Margherita di Savoia. Secondo quanto riportato negli atti, i colpi avrebbero fruttato “decine e decine di migliaia di euro” per episodio, alimentando una disponibilità economica tale da far ritenere agli investigatori necessario intervenire con urgenza, procedendo ai fermi.

Ora la partita passa al giudice: i provvedimenti dovranno essere convalidati dal gip entro 48 ore. Solo dopo, e soprattutto nel contraddittorio tra accusa e difesa, sarà possibile chiarire responsabilità, ruoli e reale perimetro di una vicenda che – per numero di episodi e geografia dei raid – ha lasciato una scia di allarme su più territori.

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