“Questo conflitto, che insanguina la Terra Santa di Gesù… grida e grida dentro di noi: basta, basta, basta!”

Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto
Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto, durante la Veglia per la Pace di domenica 22 ottobre 2023 nella Basilica di San Nicola di Bari
«Sono drammatiche le immagini provenienti dalla Palestina, che si stagliano nei nostri occhi e nei nostri cuori. Ringrazio tutti voi per esservi radunati in questa Basilica così numerosi; ringrazio i Padri Domenicani e quanti hanno preparato e organizzato questo momento di fede. San Nicola è per tutti un grande intercessore e, per noi dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, un punto di riferimento familiare. Venire qui è sentirsi a casa, in un luogo dove avvertiamo la protezione e la possibilità di affidare ciò che appesantisce il cuore».
Così Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto nel corso della veglia di preghiera per la pace in Terra Santa di domenica 22 ottobre.
«Dinanzi a quanto sta accadendo – ha detto mons. Satriano – non possiamo e non dobbiamo arrenderci, per impotenza o paura. Questa fase difficile e delicata della nostra storia chiama ciascuno a uscire dai propri recinti individuali per divenire “intercessione”.
Siamo chiamati alla responsabilità come prima forma d’intercessione, ovvero a lasciarci attraversare il cuore dalla storia che ci circonda, sapendo vivere la capacità di offrire risposte alle situazioni che ci interpellano.
Solo mettendoci in gioco potremo offrire a questo mondo una possibilità di rigenerazione.
L’esercizio da assumere non è quello dello schierarsi con una delle parti in campo, se non con tutte le vittime reali, che spesso non hanno né un nome né un volto nei notiziari. L’esercizio da attivare è quello di mettersi in gioco, sapendo rigenerare le relazioni, i valori del vivere, alimentando la cultura dell’incontro, perché da indifferenti e ostili si possa divenire ospitali.
“Fermiamoci!”. Più volte papa Francesco lo ha ripetuto, rimanendo inascoltato. Non si comprende che più crudele è la guerra, più il fiume di lacrime e di sangue si gonfia, rendendo difficile e arduo il cammino verso la riconciliazione.
Questa guerra, queste guerre, sono il frutto maturo di un albero malato nelle sue radici. Il mondo vive una crisi di fede, di fiducia e di abbandono.
Abbiamo fame di Dio e di fraternità, di relazioni che ci ridonino il gusto del camminare insieme.
Questo conflitto, che insanguina la Terra Santa di Gesù, con tutte le guerre in atto nel mondo, grida, e grida dentro di noi: basta, basta, basta!
Mie care sorelle e miei cari fratelli, torniamo all’essenzialità del vivere, sapendo restituire a Dio la vita, la dignità dell’uomo, di ogni uomo.
Torniamo a coltivare la modestia, la discrezione, la riconoscenza per il dono di ciascuno.
Abdichiamo a ogni forma di potere verso l’altro.
Assumiamo la logica del servizio e della cura e vedremo fiorire la pace; ritroveremo lo sguardo misericordioso di Dio che in Cristo ci dona la pace.
Come afferma Gio Evan: “I bambini di oggi hanno capito che ci sono milioni di motivi per non giocare più alla guerra, anzi hanno capito che la guerra non è per niente un gioco”.
Su tutti noi sia Pace e… così sia!».
Commenti
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Dire “basta” in questo momento può voler dire solo fermare l’invasione di terra di Gaza da parte dell’esercito israeliano e la fine degli i utili bombardamenti dei civil. Il resto rischia di apparire retorica irrilevante.
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Non ho capito nulla, c’è una proposta concreta del Vaticano o si mantengono sul generico per non disturbare troppo chi comanda?
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Neppure una parola chiara, non ambigua, sul bombardamento di civili inermi a Gaza tra cui tanti bambini o sul bombardamento della chiesa ortodossa di san Porfirio, con centinaia di morti e feriti tra i rifugiati.






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