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Allarme CGIL: «In Puglia i giovani sono i nuovi poveri, prevalgono precariato e bassi salari»

La Redazione
Gesmundo: "Serve un Patto per il lavoro. Risorse PNRR siano legate a creazione buona occupazione"
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Conferenza stampa questa mattina presso la sede regionale della Cgil Puglia nel corso della quale sono stati illustrati una serie di indicatori che raccontano della sofferenza del mondo del lavoro, costretto tra precariato e basse paghe. Giovani e donne i più colpiti. “Dobbiamo scongiurare che con gli investimenti del PNRR si verifichi quanto sta già avvenendo, e cioè una crescita senza buona occupazione o addirittura perdita di posti di lavoro”. È l’allarme lanciato questa mattina dalla Cgil Puglia nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati illustrati alcuni dati su mercato del lavoro e condizione occupazionale “che raccontano di un disagio sociale diffuso al quale bisogna dare risposte”, afferma il Segretario generale Pino Gesmundo.  “In Puglia vi sono tantissime crisi aziendali, si vive una condizione di precarietà che trascina con sé povertà salariale e desertificazione demografica a causa dell’emigrazione. La politica la smetta con i teatrini e si confronti sulle cose da fare: diciamo alla Regione Puglia che serve un’idea di sviluppo, una visione strategica, e soprattutto una regia e una coerenza d’insieme degli interventi, partendo dalla centralità del lavoro. Per questo rilanciamo la proposta di un Patto per il lavoro come luogo di confronto e assieme strumento operativo, una cornice dentro la quale definire gli obiettivi verso cui orientare le progettualità e le risorse del PNRR e dei Fondi Strutturali per sostenere la creazione di buona occupazione. Chiediamo alla Regione di farsene promotrice”.

I dati/1: la Puglia non è una regione per giovani e donne

Scorrendo gli indicatori sul mercato del lavoro risaltano le difficoltà che vivono le donne a entrare nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione del 32,5% e un tasso di inattività del 60,6%. Quanto ai giovani sono i nuovi poveri della nostra regione. Gli under29 che lavorano sono solo 140mila. Un quarto lavora nel commercio, un altro 20% tra agricoltura e servizi. Settori che si contraddistinguono per precarietà lavorativa, part time, stagionalità, basse paghe.

I dati/2: il lavoro che c’è è solo precario

Il lavoro che c’è è soprattutto questo, precario e in settori cosiddetti a basso valore aggiunto. I rapporti di lavoro attivati in Puglia nel primo semestre 2021, ultimo dato disponibile, sono stati 538mila e di questi 446mila è a tempo determinato. E per dire dell’intermittenza e della precarietà del lavoro, nello stesso periodo i rapporti cessati sono stati 391mila. Di questi oltre 236mila hanno avuto durata di un solo mese, 106mila da 1 a 3 mesi. Un trend, quello del lavoro precario, che si conferma anche nel 2022: la rilevazione di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni occupazionali delle imprese pugliesi nel primo trimestre dell’anno ci dice che nel 53% dei casi si offrono contratti a tempo determinato, solo nel 24% a tempo indeterminato, il resto diviso tra collaborazione, somministrazione, apprendistato.

I dati/3: lavoro povero, pensioni povere

Tutto questo rimanda, come la Cgil denuncia da tempo, alla difficoltà di costruirsi una carriera previdenziale. Per questo diciamo che la riforma delle pensioni penalizza soprattutto territori come la Puglia e il Mezzogiorno, se non prevede misure di sostegno soprattutto per i giovani e le donne soprattutto. In Puglia l’importo medio delle pensioni al lordo è di 1000 euro che si abbassa a 800 euro per le pensioni di vecchiaia e a 700 per i lavoratori autonomi.

I dati/4: i giovani emigrano, soprattutto se laureati

In Puglia su dieci dipendenti solo due sono laureati. L’indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati ci dice che a 3 anni dal titolo, gli studenti del Politecnico di Bari – preso come campione di esempio – trovano lavoro nella misura dell’87,8%, ma il 41% è in altre regioni o all’estero. Le proiezioni demografiche dell’Istat ci dicono che nel 2030 la Puglia vedrà ridursi la popolazione con età 15-24 anni di oltre 100mila unità. Tra il 2002 e il 2020 hanno cancellato la propria residenza trasferendola all’estero quasi 90mila persone. Quelli che invece si sono trasferiti nello stesso periodo in un’altra regione italiana sono oltre 470mila.

I dati/5: I giovani sono i nuovi poveri

Precarietà e bassi salari determinano povertà lavorativa: gli individui poveri occupati solo quasi 60mila, poveri nonostante lavorino. Gli individui poveri per classi d’età vedono il 30,9% concentrarsi nella fascia 15-34 anni, cui si somma un altro 14% per gli under 14.

Il numero di famiglie povere è 124mila per 356mila individui coinvolti. E 397mila sono le famiglie che presentano dichiarazioni ISEE inferiore a 10mila euro. Su 2,5 milioni di contribuenti in Puglia, 1,7 milioni sono sotto i 20mila euro, e di questi 241mila stanno sotto i 1000 euro, 570mila tra 5mila e 10mila. Se leghiamo questi dati alle nuove aliquote fiscali Irpef decise dal Governo, si intuisce perché la Cgil sostiene che oltre a essere una riforma che favorisce i redditi più alti, assieme penalizza i territori del Mezzogiorno, perché qui sono maggiori quelle fasce di reddito basse che usufruiranno di vantaggi minimi o nessun vantaggio.

I dati/6: limite delle imprese: piccole e poco specializzate

Precarietà e bassi salari sono legati sia alla prevalenza di settori a basso valore aggiunto che al dimensionamento e alla vocazione produttiva delle imprese in Puglia. Prevalgono piccole imprese che spesso non hanno risorse manageriale e finanziarie per affrontare investimenti per innovazioni di processo e prodotto che le rendano più competitive sul mercato e trascinino manodopera altamente formata. E che sicuramente non potranno cogliere le opportunità legate al PNRR se non subire l’imposta transizione tecnologica ed energetica. In Puglia l’83,8% dei dipendenti pugliesi lavora in aziende che impiegano da 0 e 9 occupati, il 60,6% sono imprese individuali.

I dati/7: precarietà significa spesso ricattabilità. L’emergenza infortuni

Vanno letti anche in controluce con i dati sulla precarietà quelli degli infortuni. Il 2021 da questo punto di vista è stato un anno terribile: 67 denunce di infortunio al giorno, 96 gli infortuni mortali totali. Nelle 532 ispezioni eseguite dall’Inail sono risultate non in regola 519 aziende, il 97%.

 Le proposte della Cgil Puglia

“Dietro i numeri, come ricordiamo sempre, c’è la vita in carne e ossa delle persone”, afferma Gesmundo. E alcuni lavoratori che stanno vivendo complicate vertenze erano oggi presenti e hanno raccontato le paure che vivono rispetto al futuro. “Dobbiamo ricordare a tutti che le risorse del PNRR sono in larga misura prestiti che pagheranno tutti i cittadini. Motivo in più per chiedere massima trasparenza a una discussione larga circa la loro allocazione. Serve una regia, che rispetti vocazioni e determini omogeneità territoriale degli interventi, per non lasciare i territori a contendersi questo o quell’investimento di una multinazionale. Serve monitorare che al Sud arrivi davvero il 40% delle risorse, considerato che delle 187 linee di investimento del Piano, 122 non hanno indicazione di vincolo territoriale”.

Una preoccupazione in tal senso “fondata su quanto già sta accadendo – prosegue il segretario della Cgil Puglia -. Decine e decine di provvedimenti dei vari Ministeri, con criteri di assegnazione delle risorse arbitrari e decisi nel chiuso delle stanze. Si prendano ad esempio due vicende: le risorse per gli asili nido al Sud che saranno distribuite – secondo l’Ufficio parlamentare di Bilancio – seguendo ‘criteri determinati in modo discrezionale, senza alcun apparente fondamento’. O ancora il caso del MIUR che distribuirà 750 milioni per progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale, una cifra enorme, superiore a quella stanziata nell’intero ultimo decennio. Per farlo il MUR ha pubblicato fra il 25 gennaio e il 2 febbraio ben tre differenti decreti direttoriali, molto diversi fra loro, dove tra il primo e l’ultimo la Linea Sud ha visto sottrarsi ben 78 milioni di finanziamento”.

 Da qui la strigliata alla politica e alle imprese, “facciamo squadra, costruiamo assieme agli enti locali, ai centri della ricerca, una cabina di regia che monitori gli interventi ma anche costruisca una strategia, integrando le risorse del PNRR con quelle non meno importanti dei fondi strutturali. Guardando al futuro e dando risposte alle emergenze di oggi. Noi vogliamo discutere di una dote occupazionale che porti le imprese ad assumere lavoratori oggi espulsi dai processi produttivi. Vogliamo che la task force regionale diventi luogo di confronto costante per anticipare le crisi. Crediamo ci siano risorse per sostenere le riconversioni di aziende in difficoltà se garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali. Ma vogliamo capire anche cosa ci mettono i privati, perché non è sostenibile un mondo dell’impresa che chiede soltanto. E per riqualificare i lavoratori c’è la misura Gol che può essere usata per piani mirati di formazione. Insomma c’è da confrontarsi su cose concrete: la mera elencazione delle risorse senza legarle a progettualità che ricadono sul territorio serve a poco. Dobbiamo dare una risposta a questo diffuso disagio sociale, ai giovani e alle donne di questa regione. E la Cgil intende essere protagonista di questo percorso”.

mercoledì 9 Febbraio 2022

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Maria P.
Maria P.
4 mesi fa

Che scoperta. La CGIL deve andare nei supermercati dove le ragazze vengono assunte con contratti di apprendistato (cosa imparano e da chi?) e pagate 400 euro al mese. E la Regione finanzia pure questo tipo di assunzione. Ma poi fanno tutti finta di meravigliarsi e indignarsi.