«A Bari tracollo della giustizia penale»

Il ministero replica alle parole dell’Anm sul trasloco dal Palazzo di Giustizia. I commenti di Comune e Ordine degli Avvocati
Il Ministero della Giustizia replica alle perplessità dell’Associazione nazionale magistrati sul caso del Palazzo di Giustizia in via Nazariantz.
«Comprendiamo le difficoltà esposte dai magistrati baresi, così come le esigenze palesate. I magistrati sanno che, nella grave situazione venutasi a creare, il Ministero sta facendo tutto quanto in proprio potere e sta rispettando i tempi previsti» si legge in un comunicato del dicastero.
«I lavori per il trasloco nelle sedi temporanee di via Brigata Regina e Modugno – secondo il ministero – procedono secondo tabella di marcia e la prossima settimana esperti del Ministero della Giustizia saranno a Bari per seguire il completamento di questa fase, così come stabilito dalla conferenza permanente del 30 luglio scorso.
Il nostro obiettivo, oltre ad assicurare al meglio la ripresa dell’attività giudiziaria, è anche quello di tutelare l’incolumità del personale amministrativo e dei magistrati che ancora lavorano nell’immobile di via Nazariantz, su cui pende ancora oggi un’ordinanza di sgombero entro il 31 agosto. I nostri sforzi sono concentrati nel portare a termine il rilascio dell’immobile da parte del personale. Così come procede speditamente la procedura di individuazione della soluzione ponte più stabile.
Quanto ad altre istanze, sostenute da nuove perizie, giunte al Ministero solo a titolo di conoscenza il 17 agosto, si ribadisce che la competenza – e la responsabilità – nel merito è del comune di Bari che aveva emesso l’ordinanza e che, se ritiene che il pericolo sia cessato, può revocarla. Ma questo non dipende certo dal Ministero della Giustizia che non può dare alcuna apertura né copertura rispetto a un eventuale atto del genere».
Decaro: «Ennesimo tentativo di scaricare tutti i problemi sulle spalle di sindaci e comuni»
«Sono sempre stato consapevole che la competenza esclusiva in ordine alla agibilità o meno di un edificio spetti al Comune. Tuttavia nell’edificio di via Nazariantz non si esercita un’attività qualunque, ma si svolge una funzione primaria per i cittadini, quella giudiziaria». Queste le parole del sindaco di Bari, Antonio Decaro.
«Per questo il Comune, con i suoi tecnici, ha definito un percorso teso a salvaguardare al contempo la sicurezza degli operatori e la prosecuzione delle funzioni attraverso una procedura di sgombero con misure cautelative articolata in un arco temporale di 90 giorni. Sin dal mese di maggio, il Comune però ha chiesto al governo di riconoscere l’eccezionalità della situazione, dichiarando lo stato di emergenza proprio per utilizzare procedure di urgenza per evitare di ritrovarsi, alla fine di agosto, senza soluzioni definitive. Tale richiesta è stata ignorata e oggi, alla scadenza dei 90 giorni, ci ritroviamo con i processi penali sospesi, le operazioni di trasloco non completate, senza una sede alternativa e con il rischio concreto di bloccare le attività della Procura ordinaria e di quella distrettuale.
Il Comune non vuole scaricare responsabilità su nessuno né io, che sono il sindaco, ho bisogno di alcuna copertura politica. Voglio solo capire dal Ministero, unico titolare delle competenze in materia di edilizia giudiziaria, se ci sia la necessità di una proroga dei termini già fissati per lo sgombero dell’immobile, così come evidenziato nella nota inviata ieri al Presidente della Repubblica dall’Assemblea dei magistrati baresi. A leggere il comunicato del Ministero sembrerebbe di no.
Per Roma tutto procede secondo il programma. A Bari, invece, la sensazione è completamente diversa. Purtroppo si sta consumando l’ennesimo tentativo di scaricare tutti i problemi sulle spalle dei sindaci e dei comuni, anche quando non ne hanno alcuna competenza».
Il commento dell’Ordine degli Avvocati di Bari
«L’elefante ha partorito il topolino: a tre mesi dalla dichiarazione di inagibilità del tribunale penale di via Nazariantz le procedure ordinarie non hanno portato ad alcun risultato e oggi, giornata in cui il ministero aveva promesso di annunciare delle novità, si garantisce che tutto procede nei tempi previsti e che si può procedere al trasloco verso Modugno e via Brigata Regina. È il tracollo della giustizia penale a Bari, per la soddisfazione della malavita. Se il Ministero avesse dato ascolto ad avvocatura e magistratura assumendo poteri straordinari a quest’ora la macchina della giustizia penale barese sarebbe, invece, pronta a rimettersi in moto». È questo l’amaro commento del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari, Giovanni Stefanì, all’interlocutoria nota del Ministero della Giustizia.
«Non capiamo il motivo per cui – aggiunge Stefanì – una volta revocata la scelta sul palazzo ex Inpdap, non si accelerino le procedure per individuare una degna soluzione ponte, atteso che manca una settimana allo sgombero del tribunale di via Nazariantz e che l’unica alternativa, la torre ex Telecom, fu giudicata la soluzione più idonea da avvocatura e magistratura sin dallo scorso giugno, quando furono rese note le sette proposte emerse dalla ricerca di mercato. Peraltro, è sempre più vicino anche il termine ultimo del decreto di sospensione dei processi penali al 30 settembre, scadenza non reiterabile per decreto, a meno di non voler violare la Costituzione».
«Chiediamo al ministro Bonafede – conclude Stefanì – che provveda quanto prima alla scelta definitiva di una sede idonea, anche facendo ricorso a procedure straordinarie, visto l’aggravarsi dello stato emergenziale. È impensabile, infatti, che il primo ottobre il lavoro della giustizia penale possa riprendere normalmente contando soltanto su via Brigata Regina e sull’ex sede del tribunale di Modugno. Ci uniamo quindi all’allarme lanciato dal procuratore capo di Bari Giuseppe Volpe: il rischio che si blocchino definitivamente indagini importanti riguardanti anche la criminalità organizzata è sempre più concreto».
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