Strage di Bologna, il ricordo

Sette i baresi morti nell’esplosione. Oggi cerimonia all’ingresso di Palazzo di Città
Questa mattina, nel 38mo anniversario della strage di Bologna, il sindaco Antonio Decaro ha deposto una corona d’alloro presso la lapide affissa sulla facciata di Palazzo di Città che ricorda le 7 vittime baresi della strage alla stazione: Sonia Burri, Francesco Cesare Diomede Fresa, Vito Diomede Fresa, Errica Frigerio, Patrizia Messineo, Silvana Serravalli in Bàrbera e Giuseppe Patruno.
«Quel giorno l’Italia si scoprì un Paese fragile, violabile, indifeso. Un Paese che poteva essere colpito al cuore nella sua quotidianità – ha dichiarato Decaro -. Questa è stata la strage di Bologna, la vita interrotta da un boato. In una stazione, dove ogni giorno passano ragazze e ragazzi, lavoratori pendolari, famiglie, il cuore stesso di un popolo.
Noi, oggi, abbiamo un dovere, quello di ricordare le vittime, il dovere di continuare a cercare la verità per rendere giustizia a quelle vittime e ai loro familiari, affinché il nostro Paese non torni ad essere violabile».
«Avevo dieci anni quando in televisione passarono le immagini di quella stazione devastata, delle macerie, dello sgomento dei feriti e dei soccorritori… mia figlia oggi ha nove anni e spero non debba mai assistere a tragedie di questo tipo, anche se solo in tv» ha aggiunto il sindaco.
Alla cerimonia tra i rappresentanti delle istituzioni anche il presidente della Regione, Michele Emiliano. «Questa memoria per me è quasi obbligatoria, come se fosse una cerimonia di commemorazione della mia famiglia – ha dichiarato -. Va ricordato che questo era un evento quasi dimenticato quando diventai il sindaco di Bari, non c’era traccia sul palazzo del Comune, si ricordava in una strada sperduta tra Carbonara e Carrassi che era dedicata alle vittime della strage. Noi abbiamo ridato centralità a questa cerimonia ed è sempre emozionante rincontrare tutti i parenti, con i quali nel tempo siamo diventati amici».
«Dopo Bologna, Bari è la città più colpita per numero di vittime, però poco conta dove siano nate – ha aggiunto Emiliano -. Quello che conta è ricordare questo evento, tenere la memoria di chi pensava di cambiare la storia politica italiana con le stragi. Quello era un momento terribile della storia d’Italia dove il terrorismo stava squartando il paese. Siamo stati bravi allora a difendere la Costituzione, le istituzioni e a uscire da un momento drammatico. Io entrai in magistratura pochi anni dopo e forse questo shock è una delle ragioni per le quali poi ho fatto quella scelta».
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