«I narcos mi vogliono morto». Un prete contro i trafficanti di uomini

Francesca Emilio

A Bari il candidato Nobel per la pace 2017 Alejandro Solalinde

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Un milione di dollari, questa la taglia che pende sulla vita di Alejandro Solalinde, il più importante difensore dei diritti dei migranti in Messico che giovedì, ospite di Amesty International Bari e dei Missionari Combionani, ha presentato in un doppio appuntamento, prima nel Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari, poi nella sede dei Missionari Comboniani il libro “I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini”, scritto con la giornalista Lucia Capuzzi e con prefazione di don Luigi Ciotti.

“I migranti non sono una minaccia, sono un’opportunità”, questo l’assioma fondamentale che sta alla base della lotta di padre Alejandro Solalinde, il quale si è imbattuto nella questione dei migranti latinoamericani nel 2005, scoprendo, giorno dopo giorno, una realtà che provoca ogni anno 20mila scomparse circa e che, inevitabilmente, lo ha portato nel mirino dei narcotrafficanti.

Nel dettaglio, sono mezzo milione gli “indocumentados” messicani che ogni anno tentano di raggiungere gli Stati Uniti per fuggire da violenze urbane e civili dell’Honduras, Guatemala e Salvador alla ricerca di una vita migliore, una ricerca che viene interdetta dai narcotrafficanti i quali nella maggior parte dei casi rapiscono, violentano e torturano, per immettere nel mercato del traffico sessuale e illegale di organi, donne, minori e uomini, trattandoli come oggetti da mercanzia per poter monetizzare attraverso il mercato illecito sfruttando la loro vita e le loro speranze.

Una realtà, quella denunciata da padre Solalinde, che non riguarda solo il Messico e gli Stati Uniti, ma coinvolge invece, moltissimi altri paesi del mondo, tra questi anche l’Italia, che vede crescere sempre di più la paura nei confronti dell’altro. Lo raccontano alcuni ragazzi del Cara di Bari, i quali, intervenuti per ringraziare il candidato Nobel per la pace 2017, hanno sottolineato di quanto sia stato difficile per loro arrivare fin qui e quanto sia ancora più difficile integrarsi, cercare lavoro, condurre, insomma, quella vita normale che li renderebbe a tutti gli effetti cittadini attivi, un diritto che dovrebbe essere riconosciuto a tutti, a prescindere da status sociale o etnia.

«I veri attori del cambiamento sono i giovani – sottolinea Padre Solalinde -, sono questi ultimi, soprattutto i migranti, che hanno la forza e la capacità di fermare il sistema capitalista. Quale sistema sovrannazionale può fare in modo che il sistema sociale e finanziario sia un sistema giusto? Nessuna autorità né eclessiastica, né politica, né civile può perché sono queste stesse autorità a porre limiti e ad alimentare paure nei confronti dei migranti definendoli terroristi».

Un importante momento di riflessione e di confronto quello di giovedì che, attraverso l’esperienza di chi si schiera ogni giorno in prima linea nella lotta della difesa ai diritti umani, ha offerto l’opportunità al pubblico barese di trovare risposta ad importanti quesiti, ma, allo stesso tempo, di porsi nuove domande su un argomento che non ci ha mai sfiorati di traverso ma che, ancora oggi, è spesso affrontato con distacco e indifferenza, soprattutto a causa della poca conoscenza di alcuni argomenti.

In un mondo che si evolve giorno dopo giorno, nel bene e nel male, imparare a camminare al fianco dell’altro riconoscendo, in quella che per molti è diversità, una ricchezza utile per non ripetere gli stessi errori della storia, è l’unica via giusta per tornare a guardarsi negli occhi riconoscendosi, tutti, come esseri umani.

Non resta che immergersi nella lettura del libro di Solalinde per approfondire una realtà che troppo spesso sembra lontana, ma racchiude, invece, l’eco di verità e fatti che accadono ogni giorno anche a pochi passi da noi.

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