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Medicina, in migliaia ai test d’ingresso. Protesta contro il numero chiuso

La Redazione
Prove in mattinata a Bari e Foggia. Link: «Tra 10 anni ci saranno 20.000 medici in meno». D'Onghia: «Allargare la platea di ammessi all'università»
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In migliaia per poche centinaia di posti disponibili.

Si sono concluse a Bari e Foggia le prove di ammissione alle facoltà di Medicina e Chirurgia e Protesi dentaria. Nel capoluogo si sono presentati 2.513 candidati (2.802 gli iscritti ai test); a Foggia 680 (su 706 iscritti).

A Bari imponenti misure per assicurare il corretto svolgimento delle prove: hanno vigilato 453 addetti, tra personale tecnico amministrativo e segretari di concorso e sono stati installati 49 metal detector. Attivate anche postazioni del 118 e delle forze dell’ordine.

La protesta degli studenti
Ma numero chiuso è anche sinonimo di protesta. «Un sistema malato, che nasconde un forte ascendente classista: riesce ad entrare solo chi può permettersi la formazione migliore. I dati parlano chiaro: la maggior parte dei giovani laureati nelle aree scientifiche è figlio di laureati» afferma Piercarlo Melchiorre, coordinatore cittadino di Link Bari. «Si specula sulla formazione, tra corsi di preparazione ed editoria, per un giro di svariate migliaia di euro, senza che il Ministero si assuma la responsabilità della tutela del diritto allo studio, aperto e accessibile a tutte e tutti».

Questa mattina la sigla studentesca ha inscenato una protesta, con studenti mascherati da panda, a indicare la diminuzione di personale medico in Italia.

«Gli ospedali meridionali quest’anno hanno chiuso bandi senza candidati, già ora non ci sono abbastanza medici per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria nella nostra regione» dichiara Asia Iurlo, coordinatrice di Link Medicina Bari. «Possiamo immaginare cosa succederà nel giro di 10 anni, quando in tutto il Paese ci saranno 20.000 medici in meno. Paventano di voler migliorare la qualità della formazione mantenendo un basso numero di studenti: la realtà è che la didattica e le strutture universitarie sono già in crisi, e non saranno i tagli a migliorare la situazione. Ci vuole la volontà politica di finanziare l’università e la sanità pubblica».

La sottosegretaria all’Istruzione
«Dobbiamo allargare la platea di ammessi all’università, non chiudere l’accesso con la conseguenza di avere un numero sempre più limitato di laureati nel nostro Paese o studenti che fuggono all’estero per proseguire gli studi e che spesso non rientrano in Italia». Così la sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione, senatrice Angela D’Onghia, interviene sulla questione del numero chiuso alle Università.

«Sono d’accordo con il Rettore dell’Università degli Studi di Bari, Antonio Felice Uricchio, dobbiamo intervenire con decisione sull’emorragia di iscritti che ha colpito le nostre università negli ultimi anni, in particolar modo gli atenei pugliesi che detengono il record di migrazione universitaria. In questo modo rischiamo la desertificazione dei nostri atenei con conseguenze per il nostro futuro economico, sociale e culturale. Occorrono più risorse e investimenti pubblici per programmare un sistema educativo sempre più qualificato ed in sintonia con il mondo del lavoro. E questo nell’immediato vorrebbe dire sblocco degli scatti di anzianità per i docenti universitari e iscrizione gratis in caso di un reddito familiare fino a 13mila euro. Uno dei motivi, fra gli altri, del calo delle iscrizioni alle nostre università italiane è anche il basso reddito delle famiglie. E tra le novità della prossima Legge di bilancio, vi è proprio l’iscrizione gratis e niente tasse per gli anni successivi per gli studenti in corso.

Il calo delle iscrizioni di oggi potrebbe diventare un’emergenza domani e noi abbiamo il dovere di tutelare il futuro dei nostri giovani. Incrementare le iscrizioni è fondamentale per rinvigorire le generazioni se non vogliamo compromettere il capitale culturale che è la risorsa più preziosa di un Paese».

«Dobbiamo superare la logica del numero chiuso ed invertire il trend negativo perché il futuro dei nostri ragazzi dipende anche da noi. Non dimentichiamo che allargare le opportunità di studio vuol dire allargare le opportunità di lavoro», conclude la sottosegretaria D’Onghia.

martedì 5 Settembre 2017

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