Tagli all’Università, Link: «Gli studenti ne pagano le spese»

Nel prossimo anno accademico possibile una riduzione di 30 posti nel corso di laurea di Medicina e Chirurgia. La sigla sindacale non ci sta
Gli studenti universitari contestano i tagli.
Dalle sforbiciate, come illustrato da Link, «al Fondo di finanziamento ordinario a scapito dei dipartimenti della Scuola di Medicina dell’Università degli Studi» alla possibilità di eliminare trenta posti nel corso di laurea di Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2017-2018.
La sigla studentesca non ci sta e passa all’attacco: «Questa è la diretta conseguenza delle politiche portate avanti dai governi italiani in materia di istruzione, dalla riforma Gelmini ad oggi» dichiara Piercarlo Melchiorre, coordinatore barese della sigla studentesca.
Per Link «il sistema della ripartizione dei fondi gestito dalle graduatorie Anvur è volto non a promuovere lo sviluppo di ricerca e didattica in modo uniforme sul territorio nazionale, ma a distribuire tagli favorendo i grossi atenei, e di fatto smantellando le università meridionali, considerate “minori”».
«Il territorio – si sottolinea – perde insostituibili risorse umane e professionali, portando già oltre 13.000 studenti pugliesi su 34.000, ogni anno, a scegliere un ateneo fuori dalla nostra regione».
A questi tagli sulla didattica si sommano quelli al finanziamento del diritto allo studio: «Per esempio, su 50.000 studenti fuori sede baresi, l’Adisu mette a disposizione solo 1.300 posti letto. Come sindacato da anni denunciamo questa situazione».
«Recentemente – prosegue Melchiorre – abbiamo depositato alle Camere una Legge di Iniziativa Popolare, All In – per il Diritto allo Studio, per cui abbiamo raccolto 57.000 firme, chiedendo il finanziamento del diritto allo studio e l’estensione dei servizi agli studenti»
«Procederemo con un’interrogazione in Senato Accademico per fare chiarezza su questa faccenda, su cui l’amministrazione centrale dell’Ateneo non si è ancora espressa» conclude il coordinatore. «Riteniamo inammissibile che una tale questione sia stata portata all’attenzione della comunità accademica solamente ora, impedendo di fatto di poter trovare una soluzione idonea, congiuntamente con gli studenti e le studentesse».
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