Ligabue tra palco e realtà a Bari. Le immagini

Tre date baresi per il tour “Made in Italy”. Si chiude questa sera. Il rocker emiliano tornerà il 23 maggio
Da vera rockstar, Luciano Ligabue fa il suo ingresso sul megapalco allestito nel Palaflorio di Bari. Mento in alto, occhiali da sole, chitarra elettrica glitterata e lo show inizia con l’energia dei brani La vita facile e Mi chiamano tutti Riko.
Il cantautore emiliano stuzzica il pubblico barese chiedendo «Che giorno della settimana è?», e parte con la liberatoria È venerdì, non mi rompete i coglioni, seguita dalla romantica Vittime e complici e da G come giungla.
Il concerto prosegue con le altre canzoni tratte dall’album Made in Italy: Ho fatto in tempo ad avere un futuro (che non fosse soltanto per me) e L’occhio del ciclone, seguite dall’irriverente Dottoressa e da I miei quindici minuti, omaggio al celebre aforisma di Andy Warhol.
La prima parte dello show si conclude con Made in Italy, primo singolo tratto dall’album omonimo, e Un’altra realtà.
Dopo aver indossato il gilet, Ligabue ritorna alla carica proponendo brani storici del suo repertorio: si parte con Sulla mia strada, a cui seguono L’odore del sesso, Il sale della terra e Questa è la mia vita.
Il rocker emiliano imbraccia la chitarra acustica e intona Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, seguita da Quella che non sei, Per sempre e Il meglio deve ancora venire.
«Negli anni ’90, quando molti di voi non eravate ancora nel progetto cosmico, durante i concerti si usava fare il classico momento acustico». Con queste parole, Ligabue propone due classici in versione acustica: Non è tempo per noi e Lambrusco e popcorn.
Il concerto si chiude con Piccola stella senza cielo, Balliamo sul mondo e Tra palco e realtà. Ma il pubblico lo richiama a gran voce sul palco, così il rocker propone due bis Certe notti e Urlando contro il cielo, salutando infine i suoi fan deliranti: «Grazie tante per quanto siete belli!»
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito