Amati, la Consulta boccia il ricorso. Il consigliere regionale rischia la sospensione

La Redazione

La Corte Costituzionale si è espressa sul ricorso contro gli effetti della legge Severino

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Niente da fare per il ricorso presentanto da Fabiano Amati contro la sospensione dal suo ruolo di consigliere regionale. Sospensione conseguenza della legge Severino, applicata per la sua condanna per abuso d’ufficio a un anno ed otto mesi.

Il provevdimento, ha deciso la Corte Costituzionale, è legettimo poichè “non c’è una disparità di trattamento tra politici locali e parlamentari che vengono sospesi in base alla legge Severino dopo essere stati condannati”. 

Fabiano Amati nel febbraio 2014 fu condannato a un anno e otto mesi per abuso d’ufficio e falso. Per l’accusa Amati – che all’epoca dei fatti accaduti era consigliere comunale a Fasano durante l’amministrazione Di Bari (lo stesso Di Bari fu condannato in primo grado per il medesimo reato, sospeso e poi assolto) – avrebbe alterato la redazione del piano di recupero del centro storico favorendo gli immobili di famiglia.

La Corte ha sostenuto che, seppur la legge sia entrata in vigore solo successivamente, questa non abbia leso il principio secondo cui gli effetti di una legge hanno valore dal momento in cui la stessa viene promulgata (il cosiddetto principio di non retroattività). Inoltre non vi è, sempre secondo la Consulta, nessuna disparità di trattamento tra parlamentari e consiglieri regionali per il loro diverso status e le diverse funzioni svolte.

Adesso il Consiglio regionale dovrà prendere atto della decisione e, escludendo colpi di scena, potrebbe sospendere nuovamente il consigliere regionale Fabiano Amati. La sospensione durererebbe fino al grado definitivo di giudizio: in secondo grado l’ex sindaco Di Bari fu assolto e ad Amati venne ridotta la pena a 6 mesi.

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