Tre anni fa l’omicidio Labriola

La psichiatra fu uccisa al Sim da un suo paziente. Oggi presentazione del libro “Portare la vita in salvo”. L’Ordine dei Medici: «Dedicarle il ponte dell’Asse Nord-Sud»
Bari ricorda Paola Labriola, la psichiatra uccisa il 4 settembre del 2013 fa da uno dei suoi pazienti nel Centro di salute mentale in via Tenente Casale, a Bari.
Questo pomeriggio, a 3 anni dall’omicidio, alle 19 nella Biblioteca dei ragazzi in Parco 2 giugno, sarà presentato il libro Portare la vita in salvo, di Vito Calabrese (edizioni la meridiana).
Promotori della presentazione la casa editrice, l’Osservatorio Paola Labriola, la libreria Laterza di Bari, La Biblioteca dei ragazzi. Nunzia Antonino, Michela Labriola, Antonia Chiara Scardicchio, Roberto Ottaviano, Domenico Di Modugno protagonisti della presentazione insieme all’autore.
«La vita senza Paola diventa con la parola scritta una vita con la memoria di Paola, con il ricordo, con l’eco delle esperienze vissute insieme» commenta Elvira Zaccagnino, della casa editrice. Ma quello di Vito Calabrese non è un libro che dice solo di Paola, è un libro su come ci si scopre resilienti di fronte a ciò che l’autore chiama «un incubo riuscito. Un dolore perfetto. Una danza macabra».
«La capacità narrativa dell’autore – scrive la Zaccagnino – aiuta i lettori a trasformare il lutto in occasione di comunità. La vita da portare in salvo dopo un trauma, dopo un evento che segna uno strappo tra un prima e un dopo, è quella di chi resta e che ha in carico il prezioso dono della memoria di chi non c’è più».
Si associa al ricordo della psichiatra scomparsa anche il Consiglio dell’Ordine dei Medici di Bari. I camici bianchi hanno fatto propria la proposta, avanzata da alcuni cittadini sulla stampa qualche giorno fa, di dedicare il nuovo ponte dell’Asse Nord-Sud a Paola Labriola.
«Come medici – riporta una nota dell’Ordine – crediamo che il sacrificio di Paola rappresenti un esempio eccezionale di dedizione alla propria missione e ai principi della deontologia, che sempre dovrebbero guidare il nostro operato di medici. Ma al tempo stesso è rappresentativo delle condizioni difficili e pericolose in cui lavorano migliaia di colleghi che con passione e diligenza quotidianamente si impegnano per svolgere il proprio dovere e tutelare la salute dei cittadini. Nonostante tutto».
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