Agostinelli: «Volo e sono libero»

L’artista si racconta dopo la chiusura della personale “Dronando”
Da lassù tutto sembra avere un senso.
I colori si alternano a formare panneggi, a tracciare paesaggi. Il caos del quotidiano è a terra, lontano.
Michele Agostinelli sceglie un insolito punto di osservazione per dare vita alla sua arte. Dronando. Volare dentro la materia il titolo della personale chiusa il 6 luglio all’ex Palazzo delle Poste.
Quattro i capitoli: Musica, Bagliori, Esplosioni e Poste. A questi si è aggiunta la digressione dedicata al romanzo Nero di seppia di Vittorio Stagnani.
Un percorso tra cielo e terra quello del pittore barese. Un viaggio che fa compiere agli oggetti del quotidiano, reinventandoli. Musicassette, vhs, vinili, schede di computer, sacchi di juta e lettere e cartoline escono dalla loro dimensione, pronti a parlare attraverso una cornice. Una sorta di “posta aerea” pronta a viaggiare ancora, come descrive lo stesso artista.
Come appare il mondo in volo?
«Tutti i giorni siamo abituati a vedere il mondo ad altezza d’uomo, tutto uguale, tutto normale, tutto comunque uniforme. Salire su un aereo, far volare un drone, e, vedere il mondo dall’alto, non vuol dire dominarlo o sovrastarlo, vuol dire sognare e stare momentaneamente al di fuori di tanti problemi che a terra ci assillano ogni giorno. La prospettiva è diversa, ma non schiacciata, tutto diventa geometria, una geometria di colori e di forme. È vero, manca la prospettiva, ma ci sono le sagome delle campagne, dei fiumi del mare, delle città che comunque esaltano e ci fanno lavorare di fantasia, anche se immersa in una cornice di razionalità».
Consiglierebbe ad altri questo cambio di prospettiva?
«Fosse per me, porterei tutti in volo, esperienza unica, irripetibile. I silenzi, la libertà di andare dove vuoi tu, in alto e in basso, a destra e a sinistra. Sei libero, come un volatile. Ripeto, a terra troppi problemi. Ma questo non vuol dire fare la politica dello struzzo, non affrontare i problemi e la quotidianità. Ci sono momenti in cui vuoi o devi isolarti, lasciare tutto, prendere un drone, accendere il telecomando e accompagnarlo ad andare su, su, sempre più in alto, dove vuoi tu».
Come influisce l’esperienza del volo nel rapporto con i colori e la materia?
«Quando si è in aria, o realmente o con la fantasia di un volo di un drone, si stacca la spina con la realtà, sparisce la tridimensione, e appare una grande e immensa planimetria tempestata di colori che si chiama terra, che si chiama mare. Giri, viri, vai col telecomando dove vuoi. Più in alto e più vedi, ma sempre più piccolo, più in basso e più sono dettagliati i particolari più vivi sono i colori, più è ricca la materia, vedi meglio vedi di più. Non ci vuole poi molto a riportare, una volta a terra, quelle immagini, quella materia, quei colori, quelle emozioni. Il problema è scendere dal volo, non riportare i colori su una tela».
Che rapporto ha con gli oggetti protagonisti delle sue opere?
«Gli oggetti delle mie opere sono cose comuni, di ogni giorno, cose che ci circondano o ci hanno circondato, cose che buttiamo perché ormai inutili, cose sostituite con altre. Sembra strano, ma stiamo rifiutando anche le cose che possono essere ancora utili. Qualche esempio? Girando per strada ho trovato vecchi 33 giri dei Beatles (sì, proprio i Beatles), discorsi di Martin Luther King, di Papa Giovanni XXIII, di J. F. Kennedy, videocassette registrate con concerti dei Cream, dei Toto, degli Emerson Lake Palmer, dei Beach Boys, 45 giri di varie epoche musicali, cassette audio di generazioni storiche, musica che molti ormai non ascoltano più. Per non parlare di oggetti di uso comune che trovo e che utilizzo per le mie opere, tappetini colorati, sacchi di juta, teli per la raccolta delle olive, schede madri di computer ormai dismesse in quanto obsolete, corde, stoffe, stracci, ecc.
Tutti questi oggetti li faccio rivivere riutilizzandoli, ricolorandoli, dando loro l’importanza che meritano, la loro collocazione nelle mie opere è importante, rivivono con la loro comunicazione verso il fruitore, sperando nella trasmissione di emozioni che hanno dato a me nel ritrovarle nel farle rivivere. Le trovo, le battezzo, le faccio rivivere. Così è per me il rapporto con le mie opere. Tutto rivive».
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito