Polvere e ombra nel west di Capossela

“Canzoni della Cupa” primo in classifica. L’album presentato a Bari in prima nazionale. Le immagini
Ventotto brani composti in dodici anni. Una vita, passata a scrivere, riscrivere, fermarsi e viaggiare, tornare e ricomporre.
Vinicio Capossela chiude il cerchio iniziato nel 2003 e presenta Canzoni della Cupa. Doppio album, spaccato a metà: da una parte la Polvere, dall’altra l’Ombra. Da un lato, la terra riarsa, brulla; dall’altro l’oscurità, l’abisso.
Un lavoro fatto di tempo, che chiede tempo. Per comprenderlo bisogna fare un salto all’indietro di tredici anni, ai tempi della Polvere. Sedici canzoni che richiamano canti, ballate, sonate popolari. Raccontano di un west italico, che sopravvive nei componimenti di cantori dimenticati. Su tutti, Matteo Salvatore.
Passano undici anni, e Vinicio sente di completare quell’opera lasciata a metà, di illuminare il lato oscuro della sua luna. Torna nella sua Calitri, ripercorre i sentieri perduti, si perde nella Cupa, zona d’ombra abitata dalle leggende. Dall’oscurità vengono fuori altri dodici brani, in un folk che guarda Oltreoceano, ad altre storie di frontiera.
Il dialogo tra polvere e ombra è fatto di contrade deserte, mendicanti, serenate “a dispetto”, viottoli abitati da creature che guardano nell’Ade, regno del Pumminale, il lupo mannaro con le fattezze da porco. Un album spaccato a metà, ma due metà che compongono il tutto. Nella terra arida scavano radici gli alberi che proteggono con la loro ombra il viandante assolato e desolato: festa, euforia e morte si rincorrono. Un ciclo disegnato dallo stesso Vinicio nel libretto del disco, una sorta di codice oscuro, di cui solo il cantautore possiede la chiave.
Capossela ha scelto di presentare l’album in prima nazionale a Bari, il 6 maggio. Nell’aria i festeggiamenti di San Nicola; nella libreria Feltrinelli, a guidare il pubblico per le strade di Vinicio, Laura Rizzo, autrice di Canzoni a manovella, monografia che ha riportato alla ribalta lo storico album datato 2000. Un confronto giocato sul filo dell’ironia, con colbacchi, cappelli e note.
E dal Sud, Canzoni della Cupa è salito al vertice della classifica degli album più venduti. Piacciono le storie di frontiera con la loro natura doppia, ancestrale e misteriosa. Forse il west non è ancora perduto.
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