Armi e tritolo, i cinque in carcere

La Redazione

Erano stati fermati lo scorso sabato a Bari, Bitonto e Santeramo

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Restano in carcere le cinque persone fermate sabato scorso dalla Squadra mobile di Bari su disposizione della Dda per detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo, in particolare mezzo chilo di tritolo nascosto in un terreno a Gioia del Colle.

Il gip del Tribunale di Bari Giovanni Anglana non ha convalidato i fermi, ma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati.

Nella mattina di ierei i cinque sono stati sottoposti ad interrogatorio di convalida. Quattro di essi – i baresi Antonio Saponaro di 35 anni e Paolo Paterno di 33, il bitontino Giuseppe Piscopo e Francesco Paolo Ciccarone, 40enne di Santeramo in Colle – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Il 47enne Amilcare Monti Condesnitt, proprietario della tenuta nei cui pressi è stato sequestrato l’esplosivo, ha invece risposto alle domande del giudice, dichiarando di non essere a conoscenza della presenza del tritolo sotto un albero all’esterno della sua proprietà, e negando di averne ordinato l’acquisto.

Il rinvenimento dell’esplosivo
La pista investigativa che ha portato al ritrovamento del micidiale esplosivo nasce dall’inchiesta sul tentato omicidio di Giuseppe Drago, avvenuto il 14 febbraio scorso al quartiere San Pio. Un ferimento che sarebbe stata la reazione all’omicidio, avvenuto una settimana prima, di Gianluca Corallo.

L’inchiesta sulla tentata eliminazione di Drago, condotta dalla Squadra Mobile, ha consentito di intercettare le conversazioni dei tre personaggi riconducibili alla fazione contraria al boss Saverio Faccilongo, che avrebbero preparato la consegna del tritolo per Monti. Gli investigatori della sezione Omicidi hanno seguito tutte le fasi, dall’acquisto dell’esplosivo a Bitonto, il viaggio per Gioia del Colle, dove Monti vive con la moglie croata, la fase in cui viene nascosto nel terreno e, l’indomani, il momento in cui Monti paga per il trasporto.

Le indagini non sono ancora concluse. I fermi sono serviti ad evitare che circolassero armi ed esplosivi, e al momento si ignora a chi fosse destinato il tritolo.

Tritolo dalla potenza micidiale
Stando agli accertamenti dei poliziotti, coordinati dal sostituto procuratore antimafia Roberto Rossi, quel quantitativo di tritolo costituirebbe un “detonante micidiale con una velocità di combustione di 6.800 metri al secondo”, in grado, cioè, di polverizzare qualunque cosa nel raggio di decine di metri con una potenza paragonabile a quella di quasi 15 bombe a mano.

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