Marco Travaglio “denuncia” i lecchini d’Italia. Le immagini

Il direttore del Fatto Quotidiano al Teatro Palazzo con "Slurp"
Il sottotitolo non lascia dubbi, è inequivocabile: “Lecchini, Cortigiani & Penne alla Bava”, sono loro i protagonisti di Slurp, il nuovo spettacolo teatrale di Marco Travaglio andato in scena venerdì al Teatro Palazzo di Bari. Il giornalista e scrittore di Torino specifica, quindi, che si tratterà della «stampa al servizio dei potenti che ci hanno rovinati».
Accompagnato sul palco dall’attrice Giorgia Salari, nel ruolo di spalla e lettrice di stralci di “articoli alla bava”, Travaglio ha ripercorso la storia del giornalismo al servizio della politica, partendo dagli anni del fascismo, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Dopo aver citato Indro Montanelli («gli intellettuali nascono nelle corti, e lì sono rimasti, sempre al servizio di un buono stipendio»), il direttore del Fatto Quotidiano fa un parallelismo interessante: attraverso la lettura di articoli celebrativi di Mussolini e dell’attuale premier Matteo Renzi, mostra come le cose non siano cambiate poi tanto. Ieri come oggi, la stampa si affanna nell’esaltazione della “settimana-tipo” del Duce e del presidente del Consiglio.
«Negli anni ’70, il potere passa dalla destra alla sinistra, e in contemporanea si ha una transumanza di giornalisti da uno schieramento politico all’altro. Negli anni ’80 – continua Travaglio – diventano quasi tutti craxiani, ma nel ’92, con lo scandalo Tangentopoli, iniziano a schierarsi con i giudici». A tal proposito, il giornalista torinese avverte che «stiamo per oltrepassare i confini della realtà: con Bobo Craxi che dichiara di non essere “mai stato craxiano”, e con Maurizio Gasparri che proclama “Antonio Di Pietro meglio del Duce”».
Unendo graffiante ironia con senso critico, lo scrittore di Torino prosegue il racconto, giungendo alla cosiddetta “scesa in campo” di Berlusconi: «Nel ’94 tutti iniziarono a leccare Silvio Berlusconi: Giuliano Ferrara affermò che “il Cavaliere è un’opera pop, è meglio di Gengis Khan”. Con gli scandali sessuali degli ultimi anni – prosegue – i giornalisti diventano lo “scudo umano” di Berlusconi: con il loro corpo si porgono a protezione del “Caimano”, dipingendolo, in base all’occasione, ora come un “mandrillo”, altre volte come un impotente, insomma come un tombeur a targhe alterne».
Dopo una attenta e satirica disamina della stampa che “lecca” da Mario Monti a Enrico Letta, e da Giorgio Napolitano a Sergio Mattarella, Marco Travaglio conclude lo spettacolo con una riflessione: «In Italia, i giornalisti non cambiano idea ma solo padrone, e mostrano come la lingua sia un muscolo involontario. Se la stampa non migliora – prosegue – facciamolo noi: protestiamo se il servizio giornalistico diventa un “servizietto”!».
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