Import olio tunisino, Assoproli: «Scelta scellerata»

Franco Guglielmi contro la decisione dell’Unione europea: «Attendiamo prese di posizione del governo nazionale e regionale»
L’Unione europea ha deciso di immettere 35mila tonnellate di olio d’oliva tunisino, per sostenere la ripresa nell’attuale periodo di difficoltà in cui si trova il paese nordafricano.
Una decisione che fa discutere e preoccupa gli olivicoltori pugliesi per le conseguenze alla vigilia delle operazioni di raccolta dell’imminente campagna olivicola 2015/16.
Le 35mila tonnellate si aggiungono ad altre 57mila, concordate precedentemente da Bruxelles con il governo tunisino, che da febbraio di quest’anno sono state immesse gradualmente nel mercato comunitario.
«Una decisione a dir poco scellerata, assurda e spiegabile solo dal fatto che ci sono interessi meramente politici e non certamente commerciali»: è duro Francesco Guglielmi, presidente dell’Assoproli di Bari, l’organizzazione di produttori che riunisce circa 40mila agricoltori, fra cui 29 cooperative olivicole, che ne fa uno tra i maggiori organismi cooperativi italiani del comparto olivicolo.
«Questa decisione non potrà che provocare – aggiunge -, come logica conseguenza un danno per gli olivicoltori italiani e pugliesi in particolare per l’aumento dell’offerta di olio d’oliva sul mercato Ue. I consumatori sappiano che è in atto sul mercato una palese concorrenza sleale. I costi di produzione sono differenti tra l’olio d’oliva italiano e quello nord africano e per quanto riguarda la qualità, per l’olio estero non ci sono i controlli e le verifiche che si attuano per il nostro prodotto».
È facile quindi dedurre le conseguenze per il nostro Made in Italy e le pesanti ripercussioni per i piccoli e medi olivicoltori.
«È veramente anacronistico per l’Unione europea – critica Guglielmi – chiederci di fare sistema, di garantire la qualità delle produzioni, di preservare il nostro patrimonio fatto di ulivi secolari, combattere con pratiche colturali drastiche il flagello xylella, quando invece si innescano queste politiche che di economico hanno ben poco. Ci attendiamo adesso decise prese di posizione del governo nazionale e di quello regionale».
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