Indagine antimafia, sequestrato un appartamento

La Redazione

Abitazione riconduvibile a Leonardo Montani, elemento di spicco del clan del San Paolo

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Un appartamento del valore di circa 150mila euro è stato posto sotto sequestro dai Finanzieri del nucleo di Polizia tributaria e del Gico di Bari.

L’abitazione era nella disponibilità indiretta di Leonardo Montani, 40enne barese, figlio di Salvatore e fratello di Andrea detto “Malagnac”. Già sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Bari, Montani ha a suo carico diversi precedenti per reati di associazione mafiosa, contro la persona e il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti. Dopo un periodo di detenzione, è uscito dal carcere nel dicembre 2010.

Il sequestro, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica, trae origine dalle indagini svolte dalla sezione Misure di prevenzione del Gruppo investigazione criminalità organizzata. Dagli accertamenti della Guardia di Finanza è emersa la mancata comunicazione dell’acquisto dell’immobile. Un passaggio obbligato sancito dall’articolo 80 del codice delle leggi antimafia.

Tale norma, infatti, impone a coloro che siano stati sottoposti, con provvedimento definitivo, a una misura di prevenzione, l’obbligo di comunicare per dieci anni, ed entro 30 giorni dal fatto, al nucleo di Polizia tributaria, tutte le variazioni del patrimonio di valore superiore a 10.329 euro. La violazione di tale obbligo comporta la confisca dei beni acquistati o del relativo corrispettivo (in caso di successiva alienazione), oltre alla reclusione da due a sei anni.

Leonardo Montani è considerato dagli investigatori esponente di spicco dell’omonimo clan operante nel quartiere San Paolo di Bari. Il sodalizio rimase coinvolto nell’operazione “Marte” eseguita nei confronti di esponenti dei clan Laraspata e, appunto, Montani. I due clan, a partire dal 1993, per affermare la loro egemonia e imporsi sul territorio, scatenarono una vera e propria guerra di mafia contro sodalizi avversi, culminata con 4 omicidi e 16 tentati omicidi. I responsabili furono poi arrestati nel 1998 con il blitz che portò all’arresto di 116 persone tra capi e affiliati, tra cui 9 donne.
 

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