“Carosello”, storia della trasformazione di un paese

Per vent’anni il programma serale Rai ha tenuto incollati milioni di italiani alla tv. Spettacolo-conferenza a Bari di Franco Liuzzi
Dallo sketch allo spot il passaggio non è affatto breve. Per comprenderlo bisogna fare qualche passo indietro, e tornare alla nascita del fenomeno pubblicitario. Partire dagli albori della televisione e analizzare la storia di un paese attraversato un miracolo economico che ne avrebbe cambiato i connotati per sempre.
L’ha fatto Franco Liuzzi in Carosello. Esperto di comunicazione e marketing e docente all’Università di Bari, ha inventato un format, quello della conferenza-spettacolo in cui la lezione di comunicazione e storia della tv si alterna a filmati d’epoca. Venerdì è stata la volta di Bari, nel Salone degli affreschi dell’Ateneo.
“Dopo Carosello tutti a nanna”. Quante volte lo abbiamo sentito e quanto ci è sembrato desueto. Forse anche per questo, nell’Italia della seconda metà dei Settanta, che così in fretta muta, sembra giusto calare il sipario una volta per tutte. È il Capodanno del 1977, e l’addio si consuma con il biondo del caschetto di Raffaella Carrà: una sorta di testimone tra quel che era stato e quel che sarebbe giunto.
Carosello nasceva vent’anni prima, nel 1957. La Sipra, concessionaria della pubblicità di Mamma Rai decide di creare un contenitore delle réclame. Si mette a punto un programma che va in onda la sera, sul canale nazionale, fatto inizialmente di quattro storie. Ciascuna della durata di un minuto e 45 secondi, seguita dal cosiddetto “codino” in cui, in mezzo minuto, deve trovare spazio la pubblicità vera e propria del prodotto. Il “pacchetto” prevede anche la pubblicità cartacea sui tre principali quotidiani di partito.
Gli autori sono detti “carosellari”. Il nome rimanda a una sorta di artigianato della comunicazione, ma niente è più fuorviante. Registi, sceneggiatori provengono dal cinema. Sono affiancati da valenti musicisti. Celebrità del grande schermo e del teatro prestano il loro volto alle storie. «Per esigenze alimentari» secondo Enrico Vaime, ma con uno stile oggi sconosciuto.
Carosello si dà e mantiene regole ferree, sfociate in certi casi in vera e propria auto-censura, ma consente un’irripetibile libertà creativa: se un pubblicitario ritiene di aver dato tutto, cede liberamente il personaggio a un collega.
E, così, dal 1957 al 1977 si succedono sullo schermo mini gialli, epopee western, viaggi nello spazio, gag, virtuosismi grafici. Da Jo Condor a Papalla, dalla Linea a Calimero, dal west di Montana al “logorìo della vita moderna” biasimato al tavolino del bar nel traffico della metropoli, ciascuno può ritrovare un pezzo del presente.
C’è chi ha contato tutti i messaggi pubblicitari mandati in onda. Sono 42mila, e raccontano un’Italia che si trasforma, attorno a un televisore. Una visione profetica.
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