Rivive la notte di San Giovanni, si fa festa a Bari Vecchia

La Redazione

Una visita guidata del circolo Acli dà il via al programma di eventi dedicati al Battista

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Una veglia dedicata a San Giovanni, alla vigilia della ricorrenza del 24 giugno. Si anima questa sera il centro storico. L’evento è organizzato dal circolo Acli Dalfino, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Bari, e sarà seguito da una serie di iniziative collaterali.

Appuntamento alle 18.30 nella piazza antistante la Cattedrale per dare inizio ai festeggiamenti con la visita guidata, allietata dalle musiche della banda “U’ sciaraball” fino alla chiesa di San Giovanni.

Alle 20.30, tornati in  piazza dell’Odegitria, in programma musiche e danze in onore del santo. A seguire sarà possibile degustare i piatti tipici della tradizione barese legati alla festa di San Giovanni offerti dal comitato. Alle 23 andranno in scena una serie di tentativi per svegliare san Giovanni con fuochi e canti.

La “Vigilia di San Giovanni” – descrive l’Acli – è una ricorrenza antica. Scomparsa dalle strade di Bari Vecchia, ma ancora in vita nelle case dei baresi, è stata riportata in auge dal circolo Dalfino. Sono oltre 30 anni, infatti, che l’iniziativa è presentata puntualmente, ogni anno. Per la circostanza, in maniera del tutto spontanea, nelle case della Città Vecchia, si imbandiscono tavole e si da così vita all’antica usanza.

La tradizione popolare vuole che San Giovanni porti la “Vigilia” perché a lui sarebbero legati 3 giorni, cosidetti di “S. Giovanni”. La leggenda narra che il Battista dormì per tre giorni e tre notti consecutivi. Il suo sonno, talmente profondo, non riuscì a essere interrotto neanche da Gesù Cristo. Al suo risveglio, Gesù gli disse: “Ieri è stato il tuo onomastico e non te ne sei accorto!”.

Per la fantasia popolare, chi si chiama Giovanni doveva onorare il santo addobbando lo spazio in cui abitava, che si trattasse di via o corte. Si doveva imbandire una tavola con il piatto tipico del santo: “du vermicide alla San Giuannidde” ossia una piccola quantità di spaghetti conditi con il pomodoro fresco appena appasito nell’olio, con aggiunta di cipolla affettata e foglioline di basilico. In seguito questa pietanza fu sostituita con “menuicchie che la recotta marzoteche”, frittura di pesce, “sopataue” (verdura fresca da consumarsi cruda).
Al termine, il pranzo si concludeva obbligatoriamente con il frutto tipico di stagione “le chelumme de san Geuanne” (i fioroni). Il motto di San Giovanni è, infatti, il seguente: “San Geuanne San Geuanne, pigghe chelumme e ammine ‘nganne”.

La notte di San Giovanni viene ricordata come “la notte del comparizio” in cui si stringe un patto di sangue legato a un impegno o a un contratto. Per effetto di questo patto si diviene “compari di San Giovanni”: i padrini e le madrine del battesimo, della cresima e del matrimonio sono da ritenersi da tutti “compari di San Giovanni”.
In passato si diveniva “compari” anche facendo da padrino o da madrina al Gesù Bambino della Strenna. iI 2 febbraio, al termine delle festività natalizie, (giorno della Candelora), dopo aver smontato il presepe, il vicinato veniva percorso da una piccola processione con il Bambino della Strenna. In questa occasione, il compare regalava al Bambinello una collanina d’oro quale segno di legame e di attenzione alla famiglia nella quale era entrato come “compare”, quindi da parente acquisito.

Durante la notte di S. Giovanni, esattamente alla mezzanotte, si richiamavano particolari riti come “u’ Uangele della Bona Nove” (l’Angelo della Buona Novella) con il quale si tentava di indovinare il futuro. “s’andevine la vendure”. E poi, quella del 23 giugno, è la notte del fuoco, “u fueche de s. Geuanne” che brucia il passato e dà inizio ad un nuovo periodo, del passaggio, cioè dalla primavera all’estate.
 

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