“Mirazh”, il viaggio di Carone e Signorile

Atmosfere mistiche e suggestive per il terzo album del duo
Quarantaquattro minuti in cui il tempo sembra dilatarsi per viaggiare lontano, oltre le soglie di un altrove sconosciuto, lungo un percorso elegante, mistico, raffinato e suggestivo in cui, a tessere la trame del racconto sono, soprattutto, due suoni: quello di un pianoforte e quello di una voce.
Questa è la sensazione che pervade l’animo durante l’ascolto di Mirazh (Digressione music), terzo lavoro discografico del duo pugliese, Mirko Signorlile e Giovanna Carone che, a tre anni di distanza da Far Libe (Per Amore), tornano ad incantare gli ascoltatori con un concept nuovo che, rispetto ai lavori precedenti, focalizza l’attenzione sul ruolo dell’arte nella vita, sulle potenzialità evocative della parola associata alla musica e sul mestiere dell’artista, creatore di realtà, fabbricante di storie, inventore di luoghi.
Dodici brani, di cui il primo strumentale – Where is here – che introduce l’ascoltatore nella “traversata” con sonorità mistiche e malinconiche e uno – Quando vedrai Despina – riproposto due volte, la prima in italiano, la seconda in lingua yiddish.
È proprio questa la particolarità di Mirazh, la capacità dei due artisti, assieme alle parole dei testi scritti da Luca Basso e Marisa Romano, di navigare con semplicità e talento in territori così vicini e lontani allo stesso tempo: quelli della canzone d’autore e della musica jazz, quelli della lingua italiana e della lingua yiddish. Territori che, seppur diversi, riescono a miscelarsi perfettamente guidando chi ascolta, passo dopo passo, verso itinerari colmi di storie sospese tra realtà e fantasia, storie che, confluiscono, spesso, anche in modulazioni classiche sia al pianoforte, sia alla voce.
Il parallelismo presente in questo album nasce dai racconti di più viaggi: quelli di Marco Polo, di Italo Calvino ne Le città invisibili, libro che ha fortemente ispirato il lavoro, quelli di Beniamino da Tudela e del protagonista del romanzo I viaggi di Beniamino Terzo. Ma anche, soprattutto, quelli dei percorsi differenti, per formazione e carattere, di Mirko Signorile e di Giovanna Carone che nonostante la loro diversità hanno trovato un “porto” comune in cui far approdare suoni e parole.
I due si mostrano, sin dalle prime note, nudi e a cuore aperto, così come citato nel ritornello della seconda traccia, in cui la voce della Carone canta le parole di Luca Basso: “Ti farò vedere, se lo vorrai, se saprai contare, gocce di verità dentro la mia voce, attimi, atomi, spalancando il cuore”.
Basta lasciarsi guidare dalla voce intensa e versatile della cantante e dal pianoforte, suonato magistralmente da Mirko Signorile, spalancando il cuore, appunto, per immergersi in timbri e sonorità nitide e poliedriche che conducono in “luce di magia e sentimenti di vertigine”. Sentimenti e sensazioni che l’ascoltatore è libero di cogliere solo se lascia alle parole e alla musica la libertà di mostrare i luoghi e i non luoghi presenti in questo breve ma intenso percorso.
La scelta di collocare a metà percorso Eufemia Bazar e Aponim Fedora fa prendere una pausa al crescendo musicale. Un salt o, quello tra il quinto e decimo brano, che richiede un supplemento di contemplazione per cogliere quella magia rara, bella, elegante, mistica e raffinata di cui questo album è colmo.
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