Inchiesta rappresentanti di lista, Emiliano ai suoi: «Se qualcuno ha sbagliato pagherà»

Lettare aperta ai candidati al Consiglio regionale. Gli inquirenti hanno aperto una fascicolo per fare chiarezza su un presunto tariffario
«Ho letto sui giornali fatti che potrebbero costituire ostacolo alla libera espressione del voto».
Esordisce così Michele Emiliano rivolgendosi ai candidati del centrosinistra, e commentando quanto emerso nelle ultime ore, con l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Bari legato alle elezioni del 31 maggio.
Gli inquirenti indagano sull’esistenza di un presunto tariffario per remunerare rappresentanti di lista e procacciatori di preferenze. Poliziotti della Digos hanno depositato ieri nell’ufficio del procuratore aggiunto, Lino Giorgio Bruno, il video di un servizio di Telenorba che sta agitando non poco le acque della politica regionale.
«Sono certo che i magistrati ci diranno presto se i filmati provano qualcosa o se descrivono condotte lecite – aggiunge il candidato del centrosinistra -. Se qualcuno ha sbagliato pagherà. Nel frattempo chiunque sappia qualcosa o abbia un filmato o una registrazione utile la consegni alle forze dell’ordine. Come sempre non farò sconti a nessuno, ma neppure giustizierò sommariamente qualcuno solo per tutelare me stesso».
«È legittimo – afferma Emiliano – per un candidato in campagna elettorale farsi assistere da uno staff. Ma tutto questo presuppone, per essere compatibile con i miei principi, che i membri dello staff aderiscano al programma politico del candidato per passione e condivisione politica, anche nei casi in cui venga prevista una regolare retribuzione o un rimborso delle spese sostenute. Quando invece il supporter viene convinto e reclutato facendogli intravedere solo e solamente il vantaggio economico della sua eventuale partecipazione alla campagna elettorale, siamo fuori da ciò che io ritengo politicamente accettabile. In questo modo si riduce il tutto ad una condotta che non costituisce il voto di scambio previsto dalla legge come reato, ma certamente mercifica e monetizza la passione e la partecipazione politica.
Altrettanto inaccettabili sono gli esempi di reclutamento telefonico di ignari giovani ai quali si presenta come cosa ovvia il fatto che essi debbano votare un determinato candidato assieme ai loro familiari. Qui davvero si rischia di essere dentro la fattispecie prevista come reato, perchè laddove non vi fosse alcuna fase politica successiva di adesione e partecipazione fisica e morale alla campagna elettorale, la percezione del danaro senza nessun’altra attività tipica di una campagna elettorale potrebbe certamente costituire reato».
«È per questa ragione – sottolinea Emiliano – che chiedo a tutti i candidati del centrosinistra di astenersi dal remunerare, sia pure con un semplice rimborso spese, tutti coloro che fanno parte dei loro staff se non hanno la assoluta certezza che queste persone abbiano liberamente aderito al progetto politico del candidato. Capisco che non sempre è facile distinguere tra chi aderisce perché ci crede, da coloro che sperano in una retribuzione immediata o differita del loro impegno a supporto del candidato. Ma occorre comunque evitare reclutamenti di massa, senza previa verifica di un’autentica adesione politica alla campagna elettorale. Altrimenti per l’opinione pubblica e per gli elettori sarà difficile non maturare un ulteriore motivo di sfiducia e di disaffezione per la politica.
Chiunque dovesse violare questi indirizzi sarà oggetto di richiesta da parte di tutta la coalizione di ritiro della candidatura».
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