Processo a Fitto e Angelucci, reati prescritti

In appello chiesto il non luogo a procedere. In primo grado l'europarlamentare era stato condannato a 4 anni per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e un episodio di abuso d'ufficio
Non luogo a procedere nei confronti di Raffaele Fitto e Giampaolo Angelucci per prescrizione dei reati contestati.
Questa la richiesta del sostituto procuratore generale della Corte di Appello di Bari, Donato Ceglie, nell’ambito del processo di secondo grado per la vicenda “Fiorita”.
Nel processo di primo grado, a febbraio del 2013, Fitto era stato condannato – con l’accusa di aver ricevuto una tangente da 500mila euro dall’imprenditore Angelucci – a 4 anni di reclusione per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e un episodio di abuso d’ufficio. Il politico di Forza Italia era stato assolto, nello stesso processo, dalle accuse di peculato e da un altro episodio di abuso d’ufficio.
I reati di corruzione e illecito finanziamento ai partiti contestati a Fitto risalgono all’aprile del 2005, quando era presidente della Regione Puglia, e non possono più essere perseguiti. La prescrizione è stata richiesta anche per l’episodio di abuso d’ufficio.
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