“Mensch”, storia di un giovane Hitler

Giovanni Boccuzzi

In scena al Teatro Duse il grottesco e surreale cammino del Fuhrer con la Morte

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«Non si tratterà delle testimonianze dei deportati, nè si calcherà la mano sui comportamenti atroci e antisemiti, ma si porrà l’accento sugli aspetti dell’ideologia nazista». Così il regista e attore Vito Latorre presenta Mensch – Essere umano, messo in scena venerdì dal gruppo “Onirica Poetica Teatrale” al Teatro Duse di Bari.

Introdotto dall’intensa Ballata di Maria Sanders intonata da Milva, lo spettacolo prende l’avvio in un dormitorio di Vienna, dove nel 1909 un giovane Adolf Hitler coltiva il sogno di entrare nell’Accademia delle Belle Arti.

In un crescendo di eventi concatenati, il futuro Fuhrer della Germania inizia ad elaborare il suo pensiero di superiorità della razza ariana, cercando appigli nella scienza darwiniana e giungendo ad affermare: «Il mio sangue è puro come la neve, sgorga da una razza che è dura come la selce, veloce come il levriero, snella e agile, forte come il cuoio e dura come l’acciaio Krupp».

Con il volto bianco, il naso da clown e un vestito nero su cui è stilizzato uno scheletro, un altro personaggio è sempre presente e incombente sulla scena: la Morte. A lei sono affidati i cambi delle coordinate spaziali e temporali, nonché la funzione di narratrice.

Accanto agli ottimi Francesco Lamacchia nel ruolo di Hitler, e a Gabriella Altomare che interpreta la Morte, spiccano Davide De Marco nei panni di Goebbels, insieme a Silvana Pignataro, Antonio Repole e allo stesso Vito Latorre.

Tra gli applausi e i consensi del pubblico, il grottesco Mensch si conclude con un disumanizzante e surreale finale ambientato in Himmelstrasse (via del Paradiso), un inquietante non-luogo usato metaforicamente dal regista per descrivere il lager, inteso come “il termine della catena”.
 

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