Guerra tra clan per il controllo di estorsioni e droga, 13 arresti. Il video

La Redazione

Blitz all'alba di Carabinieri e Polizia. Indagini avviate dopo l'uccisione di Mario Rizzo a Rutigliano

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Blitz all’alba. Polizia di Stato e Carabinieri del Comando provinciale hanno eseguito 11 misure cautelari in carcere e 2 ai domiciliari, emesse dal giudice per le indagini preliminari di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

In manette sono finiti   Leonardo Campanale   (45 anni) e suo figlio  Felice  (28), Rocco Masotti (37 anni, di Conversa  no), Giovanni Zullo (41 anni, di Rutigliano),    Nicola Antonio La Selv   a (51enne di Conversano),   Nicola Frappampina   (barese di 39 anni),  Francesco Busano  (32enne di Rutigliano), Giovanni Giancotti   (38 anni, di Capurso),    Erasmo Brescia   (36enne di Rutigliano),  Gianfranco Ferrante  (35enne barese), Michele Carbonara (48enne di Rutigliano).  

Nei confronti di Felice Campanale, Brescia, Masotti e Zullo l’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere. Ai domiciliari due collaboratori di giustizia.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di traffico di droga, detenzione e porto di armi, estorsione.

Le indagini, svolte congiuntamente dai militari del Reparto operativo di Bari e dalla compagnia di Triggiano e dagli agenti della Squadra Mobile, sono state avviate all’indomani dell’efferato omicidio di Mario Rizzo, a Rutigliano. L’uomo nel 2012 fu freddato all’interno di un bar del centro con diversi colpi alla testa.

Lo scenario emerso dalle indagini è stato definito, dagli stessi inquirenti, «da Risiko». Protagonista, il feroce clan mafioso barese dei Campanale, all’attacco dei più deboli clan del sud della provincia. Prima il tentativo di negoziare un accordo con in clan locali per spartirsi il mercato di droga ed estorsioni, poi il brutale omicidio di Rizzo, colpevole – stando a quanto ricostruito – di aver rifiutato di piegarsi ai baresi e di aver persino umiliato un luogotenente dei Campanale (oggi arrestato), picchiato e fatto inginocchiare in pubblico, pistola alla tempia, simulando un’esecuzione.

L’omicidio di Rizzo avrebbe spianato la strada alla conquista barese. Alcuni clan dell’hinterland si sarebbero alleati con i cittadini per dominare i gruppi meno forti e imporsi nel traffico di droga e nelle estorsioni. Forse, per ritorsione, i primi taglieggiati sono stati proprio gli imprenditori del territorio controllato dal defunto Rizzo, tra cui anche un’impresa di pompe funebri.
 

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