Properzi e Riboli, viaggio sull’orlo dell’abisso

Sonorità ai confini nel primo ep dei "Tears of Sirens"
Pianoforte, basso, cajon e theremin, sono queste le quattro voci che, miscelate all’elettronica, cantano, senza parole, le storie avvolgenti e malinconiche del primo ep dei Tears of Sirens, duo composto da Fabio Properzi, voce degli Ameba 4 e autore Sugar e da Giulia Riboli, theremista piemontese.
The Abyss, questo il titolo dell’album: sei tracce che lasciano immaginare all’ascoltatore di essere sospeso nell’abisso, appunto, a fluttuare liberamente, lasciandosi trasportare in maniera inaspettata oltre l’infinito, attraverso uno spazio temporale indefinito avvolto da perimetri labili, perimetri che, snodandosi con ordine, tracciano un crescendo di emozioni e di sensazioni a specchio, capaci di riflettere e trasmettere, attraverso le sonorità malinconiche e dolenti, le reali origini legate alla storia di ogni brano.
Sono canti che, a partire dal primo brano intitolato Nonsense, passando per Nebula, Unexpected, The Middle Ground, The Abyss, fino all’ultimo, Beyond The Infinity, con poche tracce di vocalità umana, presenti solo con i cori di Properzi nel primo brano e con la voce della Riboli nella seconda traccia, Nebula, parlano di speranza, di possibilità di cambiamento, di ricerca ed esplorazione di un universo interno ed esterno a noi, degli errori, della necessità di imparare da essi per riscattarsi, risalire dal baratro dell’abisso e rinascere svincolati dalle cose terrene e materiali al fine di poter conoscere nuovi mondi possibili, oltre l’infinito, appunto.
È un percorso che d’impatto coglie quasi impreparato l’ascoltatore. Poi, però, lo prende per mano e lo accompagna in un percorso quasi trascendentale, un percorso mai sterile d’emozioni che ricorda, con eleganza, che le sirene non seducono – come detto dagli stessi artisti – con echi fascinosi e fuorvianti – sono, invece, reali e, citando, ancora, il duo Properzi-Riboli «spendono lacrime di dolore o preannunciano catastrofi, spandono suoni eterei figli della purezza per poi condurre nella quiete prima della tempesta, in un’epifania dell’inatteso e fin in fondo al baratro, così come in un cammino di rinascita».
Quello dei Tears of Sirens è, dunque, senza dubbio, un progetto sperimentale e strumentale unico che si affaccia, con coraggio, in un contesto musicale colmo, troppo spesso, di parole e sempre meno di pause strumentali, capaci, allo stesso modo e con diverse intensità di poter narrare storie e trascinare, chi ascolta, ovunque e altrove.
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