Senza reddito ma con un tesoretto da 1,2 milioni. Maxi sequestro a Japigia

La Redazione

Una profumeria, immobili, vetture e conti, intestati a prestanome, per gli inquirenti riconducibili a Matteo Bombacigno e Antonio Busco. Entrambi ritenuti vicini agli ambienti della mala

0 commenta

Una profumeria e due immobili a Japigia, tre autovetture e nove rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro, sono stati posto sotto sequestro stamattina dai Finanzieri del Gico (Gruppo investigazione criminalità organizzata) di Bari.

I due provvedimenti sono stati emessi dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Bari su proposta del procuratore della Repubblica di Bari, in applicazione della normativa antimafia contenuta nel Decreto legislativo n. 159 del 2011.

Secondo quanto stabilito dalle indagini della Gurdia di Finanza, tali beni, intestati formalmente a dei prestanome, sarebbero in realtà nella disponibilità di Matteo Bombacigno, 52 anni, e Antonio Busco, 34 anni, ritenuti vicini agli ambienti della criminalità organizzata barese.

Bombacigno, già destinatario di un provvedimento di sorveglianza speciale, ha alle spalle numerosi e significativi precedenti per furto e ricettazione. Per gli inquirenti avrebbe preso parte, inoltre, a un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti contigua allo storico clan Parisi di Japigia. Nell’ottobre 2012, è stato arrestato per porto e detenzione di una pistola automatica con matricola abrasa, da lui nascosta all’interno della pizzeria gestita dalla moglie.

Busco, dallo scorso febbraio sorvegliato speciale, ha subito nel 2008 una condanna a quattro anni di reclusione per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti in un processo da cui è emersa la sua appartenenza al clan Capriati, egemone nel borgo antico. Numerosi i suoi precedenti in materia di armi. Nel 2004 fu trovato in possesso di una pistola con dieci colpi nel caricatore, nascosta sotto il letto insieme a uno scanner usato per intercettare le frequenze radio delle forze di polizia. Nel 2010, poi, forzò un posto di blocco, tentando la fuga a bordo di uno scooter con conseguente inseguimento e conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.

Le indagini – eseguite anche attraverso l’analisi e il confronto delle informazioni estratte dalle diverse banche dati utilizzate dalla Finanza (anagrafe tributaria, anagrafe dei rapporti finanziari, Sdi e applicativo Molecola dello Scico) – hanno permesso di verificare l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità dei proposti e la loro capacità economica lecita. I due, infatti, non avrebbero mai prodotto nella loro vita redditi ufficialmente dichiarati.

La profumeria sequestrata è stata affidata a un amministratore giudiziario. I giudici del Tribunale di Bari (Francesca La Malfa, presidente; Ida Iura e Rosa Caramia, delegati) come sempre garantiranno ogni sforzo per assicurare la prosecuzione dell’attività commerciale.
 

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!