Operazione “Masrah”, condannato l’imam della moschea di Andria

La Redazione

Oggi la sentenza del processo a carico di una cellula del terrorismo islamico. La base logistica ad Andria

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È arrivata oggi la condanna del gup del Tribunale di Bari, Antonio Diella, a pene comprese fra 5 anni e 2 mesi e 3 anni e 4 mesi di reclusione per i cinque presunti componenti di una cellula del terrorismo islamico internazionale, che avrebbe avuto la propria base logistica ad Andria fino al 2010.

La condanna più alta (5 anni e 2 mesi) è stata inflitta al presunto capo dell’organizzazione, l’imam tunisino della moschea di Andria, Hosni Hachemi Ben Hassem, accusato anche di istigazione all’odio razziale (arrestato in Belgio nell’aprile 2013), alias “Abu Haronne” di 47 anni.

Condanne a 3 anni e 4 mesi di reclusione ai presunti componenti dell’associazione, coloro cioè che, secondo l’accusa, «cooperavano nell’attività di proselitismo, di finanziamento, di procacciamento di documenti falsi, tenevano i contatti con altri membri dell’organizzazione, disponibili al trasferimento in zone di guerra per compiervi attività di terrorismo». Si tratta di Faez Elkhaldey, detto “Mohsen”, palestinese di 50 anni, Ifauoi Nour, detto “Moungi”, tunisino di 35 anni, Khairredine Romdhane Ben Chedli, tunisino di 33 anni, Chamari Hamdi, 24enne nato in Sicilia.

Stando alle indagini dei carabinieri del Ros, coordinati dai pm della Procura di Bari Renato Nitti ed Eugenia Pontassuglia, il gruppo terroristico islamico incitava alla jihad e al suicidio, rideva del crollo delle chiese causato dal terremoto dell’Aquila del 2009 (come emerge dalle intercettazioni) e aveva organizzato campi di addestramento militare lungo le pendici dell’Etna. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con rito abbreviato.

Un sesto imputato, latitante dall’aprile 2013, sarà processato dalla Corte di assise di Bari a partire dal prossimo 14 aprile.
 

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