Primarie centrosinistra, è scontro aperto tra Pd e Sel

La Redazione

Fibrillazioni per le voci di presunti accordi in Salento tra democratici e Forza Italia. Polemiche tra Stefàno ed Emiliano, e tra Romano e Vendola

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È scontro aperto tra Pd e Sel. All’orizzonte la sfida per le primarie e la possibilità che si apra un altro fronte, stavolta interno, nel partito di Renzi tra vendoliani e fedeli al segretario regionale Emiliano.

A innescare le polemiche, le voci di presunte intese tra esponenti del Pd salentino e Forza Italia in vista delle elezioni dei nuovi presidenti delle province di Taranto e Brindisi, che non saranno eletti a suffragio universale, ma dai consiglieri comunali e dai sindaci dei comuni che compongono la provincia.
«Pd e Forza Italia puntano a governare insieme» aveva affermato allarmato lo scorso venerdì il coordinatore regionale di Sel, Gano Cataldo. Un’ipotesi smentita dal segretario pugliese del Pd e candidato alle primarie Michele Emiliano.

Ma lo scontro è proseguito, fino a coinvolgere prima l’altro candidato Dario Stefàno, a colpi di post sui social network, e poi lo stesso Nichi Vendola, contrapposto al capogruppo Pd alla Regione Puglia, Pino Romano.

«È stata infatti Sel – ha dichiarato quest’ultimo – che in Puglia, ad iniziare dalle amministrative del 2005, ha dato lezioni magistrali di trasformismo, che andavano a pescare dal centrodestra all’Udc. Del resto, è noto a tutti che Vendola preferisca la cooptazione politica da altri partiti, piuttosto che un confronto trasparente con le altre forze politiche. Se lui coopta, è lecito; se gli altri dialogano, sono trasformisti».  

«Stefàno farebbe bene a criticare e proporre cose serie che aiutino il centrosinistra a migliorare la qualità della vita dei pugliesi, come sta facendo il Pd. Per esempio, si potrebbe discutere degli errori che abbiamo commesso, perché no, anche sui Consorzi di bonifica. Invece Stefano preferisce inventarsi storie fantasiose di inciuci che esistono solo nella testa di chi forse sogna di poterli fare davvero. Ma, purtroppo, Sel si è ridotta a questo e non ci resta che prendere atto del declino di un partito che, nella realtà, non è mai esistito».

Parole di fuoco, cui nella serata di ieri ha replicato il presidente della Regione: «Io ho rappresentato, nella storia politica italiana, la critica costante alla tentazione luciferina di inglobare pezzi di centro-destra per vincere le elezioni. Io sono stato, nelle polemiche aspre con Massimo D’Alema e col vertice del Pd, l’antagonista dell’accordo con Casini, con Monti, e infine con Berlusconi e Alfano. Basta un po’ di rassegna stampa per vedere come stanno le cose. Conquistare l’elettorato di destra è un obiettivo legittimo e sacrosanto, conquistare frammenti di ceto politico abituato a ogni piroetta è un altro conto: si chiama trasformismo e produce disastri».

«Che vuole Pino Romano da me? – si chiede Vendola -. Io ho solo posto un problema che mi pongono in tanti: dove finisce il perimetro dell’alleanza progressista? A questa domanda non si risponde e si preferisce buttarla in rissa. Guglielmo Minervini pone, con più vis polemica di quanto non faccia io, la stessa questione, tanti militanti del Pd si chiedono se esisterà ancora il centro-sinistra. Alle inquietudini di Minervini non si risponde e a me si offre il ruolo di target per il tiro a segno».

«La verità è che a Taranto e a Brindisi, dove il Pd si allea con la destra per i Consigli Provinciali, si svolgono le prove generali di una formula di governo che potremmo definire così: la Puglia peggiore…», conclude vendola, parafrasando lo slogan che nel 2010 lo portò alla vittoria.
 

 

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