Nove anni fa la tragedia dell’Atr72. I parenti: «Rispettare la sentenza»

Nell'ammaraggio del volo Bari-Djerba morirono 16 persone. Feriti 23 passeggeri. Oggi la commemorazione
Ricorre oggi l’anniversario della tragedia dell’Atr72, il volo della Tunintair decollato il 6 agosto 2005 dall’aeroporto di Bari alla volta di Djerba in Tunisia e ammarato al largo di Capo Gallo, in Sicilia. Nel disastro morirono 16 persone e rimasero feriti 23 passeggeri.
La cerimonia, stasera a Parco Perotti, sarà preceduta dalla celebrazione di una messa nella chiesa di San Sabino.
Nel marzo del 2013 la Corte di Cassazione ha sancito definitivamente le responsabilità, condannando a pene detentive, tra 6 anni e otto mesi e 5 anni e otto mesi, sette imputati tunisini (i due piloti, il direttore generale, il direttore tecnico, due responsabili della manutenzione e il meccanico della Tunintair) giudicati responsabili del disastro aereo.
«Il processo si è concluso – ricorda Rosanna Albergo Baldacci, presidente dell’associazione in memoria della tragedia, anticipando quanto riferirà nel suo intervento questa sera –, i responsabili sono stati individuati e condannati in via definitiva ma, a tutt’oggi, nessuno di loro sta scontando la pena. Finora i colpevoli l’hanno fatta franca e continuano la loro vita come se nulla fosse successo. Ci chiediamo a cosa servano tre gradi di giudizio, spese processuali, anni di indagini, perizie, rogatorie internazionali, se poi tutto si traduce in un nulla di fatto sul piano dell’esecuzione penale. Dobbiamo invidiare l’India o meglio il governo indiano, per come trattiene i due marò italiani non ancora condannati? Noi non ci siamo rassegnati».
E così, a distanza di nove anni, i parenti delle vittime chiedono al ministro Orlando e al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi «un resoconto sullo stato di esecuzione della condanna penale. Chiediamo pure che la giustizia italiana sia rispettata e che venga applicata la sentenza emessa dai giudici della Corte di appello di Palermo, perché solo così potremo onorare la memoria di chi non c’è più e lo stesso Stato italiano potrà riscattarsi dalla condizione di umiliazione in cui rischia di essere posto dallo Stato tunisino».
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