Quando il gioco si prende la vita

Francesca Emilio

In “Vivere alla Grande" Fabio Leli racconta della mania collettiva del gioco d'azzardo. Al Cineporto un'anteprima della pellicola

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E’ stato presentato giovedì, nel Cineporto di Bari, il teaser che racchiude, in undici minuti, quello che sarà possibile vedere nel film-documentario, ancora in corso d’opera dal titolo “Vivere alla Grande: l’invasione dell’azzardo legale in Italia – viaggio in un contagio sociale, politico, mediatico e culturale” dell’autore e regista Fabio Leli.

Undici minuti in cui, il regista, con la collaborazione della giornalista Carmen Cafarella e il direttore della fotografia Luca Desiderato, è riuscito ad esprimere, con accurata precisione, quello che è lo stigma del gioco d’azzardo in Italia: una piaga sociale ed economica che, di giorno in giorno, si sta radicando sempre più nella vita dei cittadini italiani, rendendoli succubi e dipendenti da un sistema che, paradossalmente, è legalizzato e controllato dallo Stato.

Fabio Leli ha scelto di focalizzare la sua attenzione su quegli che sono gli “ossimori” . Nel teaser di presentazione infatti, è già possibile notare il taglio satirico che sovrappone, immagini di pubblicità andate in onda, in cui si esorta l’acquirente a ricercare nel gioco d’azzardo una serenità evidentemente labile, a storie, raccontate da diversi protagonisti, che narrano, invece, quello che è il grave inganno del gioco d’azzardo, un inganno che secondo Annaluisa Rubano – docente del dipartimento Lelia della facoltà di Bari, intervistata nel documentario –  è percepibile anche nel solo accostamento delle parole gioco e azzardo, ossimori, appunto, che delineano la pericolosità e il grave rischio che ogni cittadino, adulto o minore, incorre nell’approcciarsi a questo tipo di attività.

«Il gioco d’azzardo –  spiega Attilio Simeone, avvocato e collaboratore della Consulta nazionale antiusura, oltre che coordinatore nazionale del comitato “Insieme contro l’Azzardo”  – alimenta la corruzione favorendo la nascita di una generazione priva di valori etici, adibita al guadagno facile e non ai valori presenti nella nostra Costituzione».

«E’ – sostiene il regista – una realtà che non provoca solo povertà economica ma anche sociale e culturale che riesce a sopravvivere a causa della cattiva informazione e alla speranza della gente che si aggrappa a questo e disimpara ad indignarsi e a lottare per i propri diritti».

Il documentario è stato girato fino ad oggi in Puglia, e si concluderà non appena saranno dispobibili altri fondi. Gli ideatori hanno in programma alcune tappe fuori dai confini regionali. Tra queste, l’Aquila.

«Si spera che la presentazione del documentario – spiegano gli ideatori del progetto – oltre a sensibilizzare i cittadini sulla pericolosità del gioco d’azzardo, sia utile a concretizzare la raccolta di fondi, necessari per completare il progetto».
 

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